venerdì 19 febbraio 2016

Onorare i Martiri, onorare la vita




Camminando tra le strade di Addis Abeba, così tanti giovani che affollano i marciapiedi.
Tra le vecchie case e i monumenti Imperiali, una folla di studenti, lavoratori, madri mano nella mano con i figli al ritorno da scuola. Lì dove pochi mesi fa non c’era nulla, ora sorge una fila di negozietti su cui la gente si riversa come api entrando ed uscendo con naturale velocità.

La città è viva e colorata, le campagne sembrano sempre più distanti a causa dei nuovi palazzi così alti.

Per vedere lontano devi salire su ad Entoto Maryam da dove la vista si apre e il profumo degli eucalipti ti culla sereno.
La forte luce bianca del sole africano si riflette sui tetti.
Le strade sono affollate ma gli anziani sanno ancora come gustarsi un tè caldo ai tanti piccoli bar che adornano le strade con ombrelloni colorati.

C’è frenesia, velocità e movimento.
Ma è un ritmo vivace ed energico degno di questa grande capitale africana.
 Tutto sembra seguire un tale slancio di crescita, inarrestabile, così sicuro di sé.
 
Difficile pensare che siano passati soltanto ottanta anni dall’invasione italiana. Difficile pensare che questa città sia stata la scintilla di  un movimento di resistenza così forte e tenace, al quale neanche le brutalità fasciste hanno saputo incutere timore .
Ebbene sì, non possiamo dimenticare le stragi che hanno dilaniato questo paese.
Non possiamo tralasciare la sfrenatezza dei soldati italiani a cui era stato sottratto il senno dalla furia di una cieca speranza di conquista. Cose inaudite sono state compiute sugli altopiani etiopici, mentre l’Europa assisteva colpevole di un silenzio-assenso. 

Non possiamo fare a meno di  provare tristezza, forse rabbia al pensiero del genocidio che un paese europeo ha commesso usando bombe benedette dal Vaticano complice. Ma non rimarremo con i cuori pesanti, non resteremo con il sapore della disfatta, non smetteremo di credere nella giustizia universale, perché sappiamo che l’Etiopia ha vinto e non ha rinunciato alla sua fierezza.

L’Etiopia rimane l’unico paese africano a non essere mai stato conquistato.

Questo lo dobbiamo alla fede e perseveranza dell’Imperatore Haile Selassie Primo, la Cui figura è stata il collante che ha tenuto insieme il Paese nel suo momento più tragico. Egli è stato il catalizzatore dell’energia di liberazione, questa ha pervaso la nazione infiammando i cuori del popolo che nel Suo Imperatore vedeva il difensore supremo della libertà nazionale ed individuale.
Haile Selassie Primo è stata la speranza per milioni di etiopi che per cinque anni di occupazione pregavano affinchè il Leone di Judah li liberasse dall’esercito del male.

Egli era libertà, era dignità e solidità

A Lui i patrioti giuravano fedeltà prima di organizzare la guerriglia nelle foreste degli altipiani. A lui erano dedicate le canzoni che speranzose rafforzavano il coraggio nel cuore delle persone.
Sono proprio questi patrioti che oggi vogliamo ricordare, a distanza di otto decenni la loro lotta ed il loro sacrificio risuonano come il pilastro su cui l’Etiopia moderna si è sviluppata. Non potremo mai stancarci di ammirarli e rievocare il loro impressionante coraggio e la loro fede nella vittoria del bene sul male.
A volte in una guerra è difficile distinguere che sia dalla parte del giusto..i conflitti sono un sistema di violenza che lascia poco spazio all’interpretazione.

Con l’Etiopia fu diverso.

Una nazione totalmente devota alla pace e lontana dalla provocazione politica, la cui popolazione era profondamente permeata dai principi di un Cristianesimo puro ed impegnato. Un giorno viene invasa da uno spietato oppressore che senza apparente motivo vuole impadronirsi della sua millenaria libertà.
Quello che l’invasore non conosceva era la fierezza indomabile del popolo etiopico.
Gli italiani distruggevano i campi ma i patrioti avevano imparato a digiunare. Avvelenavano i fiumi d’acqua con l’iprite, ma i patrioti avevano imparato a non bere. Razziavano le campagne ma i patrioti avevano imparato a scomparire.
Con dignità subivano ma poi con lucida strategia attaccavano. Invisibili nelle foreste apparivano dal nulla con spietate imboscate. Silenziosi crescevano in numero.
Si dice infatti che quando un leone muore ne nascano altri dieci.

Indomabili e senza paura, avevano dimenticato cibo e  sonno per proteggere civili innocenti. Molti facevano voto di non tagliarsi più i capelli fino a che il Re di Re fosse tornato riportando la libertà, diventavano così leoni anche nell’aspetto.
Molti di loro caddero martiri senza poter vedere il futuro di libertà. Il loro sacrificio non fu invano ma anzi tristemente importante. ‘Meglio morire liberi che vivere da schiavi’, questa era la forza che serbavano in cuore questi difensori.

Non erano tutti soldati, piuttosto guerrieri.

Non erano tutti militari, ma combattenti.

Semplicemente eroi, spesso senza nome, che hanno aggiunto alla storia dell’umanità il capitolo della vittoria dell’oppresso ed indifeso contro l’aggressore spietato.
Essi hanno dimostrato al mondo dell’epoca che Davide poteva sconfiggere Golia anche semplicemente con una fionda ed un sasso, perché la forza era in lui così come la fiducia nella liberazione era in loro.

L’Europa ha tremato dinanzi alle loro vittorie e incredula osservava questi guerrieri  rialzarsi dopo le stragi con cui l’Italia infieriva.
La resistenza etiopica è stata la spada che ha tagliato in due le alleanze politiche mondiali dell’epoca. Grazie ad essa si è capito che lo spettro nazi-fascista poteva essere vinto, è stata la folgore che ha illuminato l’oscurità che ricopriva il vecchio continente.
D’altra parte l’Etiopia è stata la prima vittima della follia fascista ma è stata anche la prima a sconfiggere questo regime malefico. Essa ha dovuto patire l’amaro calice per poi risorgere e far risorgere con lei tutto il mondo. Sappiamo che grazie alla vittoria Etiopica  il mondo intero fu liberato dal Nazi-Fascismo, l’operato dei patrioti inflisse in questo una ferita talmente profonda che fece crollare tutto il sistema dittatoriale rivelando al mondo intero la sua vera e oscura natura.

Grazie al sangue dei martiri quindi ora possiamo godere di libertà. Grazie al loro coraggio ora possiamo essere coraggiosi.

È ancora più sensazionale pensare che così come in Etiopia, soltanto un altro posto fu spettatore di una resistenza così efficace e tenace contro il fascismo. Parliamo chiaramente dell’Italia dove i partigiani hanno silenziosamente difeso una terra ed un popolo che erano stati venduti al male dai gerarchi della dittatura. I partigiani, insieme a qualche libero pensatore indipendente, furono gli unici a non essere stregati dal criminale incantesimo fascista che aveva rubato l’anima e l’intelletto di una nazione.
È così misterioso ma allo stesso tempo carico di significato, il fatto che i partigiani italiani e quelli etiopi combatterono contro lo stesso nemico nei due rispettivi paesi.
Erano la stessa forza di liberazione che spingeva dal basso e resisteva all’invasione.
Erano cittadini di due nazioni diverse che diventarono un unico popolo unito nella lotta contro lo stesso oppressore.

Così lontani ma allo stesso tempo così vicini, Erano uomini e donne liberi.
Vittime che decisero di non accettare il destino della schiavitù e si trasformarono in vincitori combattendo per lo stesso fine, la libertà.

Ras Julio

sabato 16 gennaio 2016

Impariamo a dimenticare




Impariamo a dimenticare
perché è oggi il giorno della salvezza

impariamo a lasciare andare
perché il peso che portiamo non siamo noi

in molti hanno parlato
ma pochi hanno ascoltato

quando il saggio insegnava
molti in realtà preferivano rincorrere il vento

il messaggio è unico
e prima di tutto il resto

impariamo a dimenticare il male
è ora di riposare nel bene

parole e pensieri sono soltanto spade di cenere
sì le vedi ma tra un attimo dove saranno

rimarrà allora la pioggia con il suo fresco senso di redenzione
resteranno le stagioni ad offrirti un'altra opportunità

rimarranno le nuvole e le loro sfumature di vastità
nulla più ci stringerà quando impareremo a dimenticare

crediamo di vivere perché pensiamo
in realtà viviamo solo se smettiamo di pensare

storie e novelle così in voga tra i figli degli uomini
narrano di valore tenacia e caparbietà

ahimè sospiro
e mi chiedo spesso se dicano il vero

soltanto quando impareremo a dimenticare
allora saremo forza

quando sapremo sorridere alla nostra mente
allora saremo suono

coraggio vestiamoci ed usciamo
oggi è il giorno di paga

ricompensa e salario
sono lì pronti per chi ha imparato a dimenticare

chi ha praticato l'abbandono
può ora germogliare dal legno secco

chi ha nuotato senza tregua
può ora commuoversi al toccar la sabbia della riva

chi ha rinunciato all’onda
può ora finalmente abbracciare l’acqua

chi ha invitato alla mensa le proprie catene
può ora camminare libero

tra coloro che hanno dimenticato

Il Primo



Praises be unto the King of kings Emperor Haile Selassie The First.
Tra i potenti della Terra si è distinto per essere unico, Primo modello ancora prima di tutti i modelli, stampo su cui la perfezione si è adattata plasmandosi lungo i suoi margini.
Primo in quanto completo, cerchio di eterna estensione ma allo stesso tempo chiuso.
Ordinato come la circolarità delle benedizioni che da persona a persona si alimentano e di giorno in giorno si accrescono.

Miracoli infatti percorrono le strade, a volte l'uomo li incontra ma scettico li rifiuta, il King of Kings  ci ha insegnato a non lasciare sfuggire le occasioni di questa vita perché oggi è il momento e domani potrebbe essere troppo tardi.
Dobbiamo leggere il tempo per esserne maestri, dobbiamo allearci con i nostri giorni per essere forti affinché le nostre esistenze possano acquistare valore e piacere essendo gradite al Creatore, a noi, agli esseri viventi e alla Creazione. I n I creati ad immagine e somiglianza custodiamo il tesoro della presenza divina, rispecchiamo potenzialmente il Creatore qui su questa terra..siamo quindi portatori di una 'somiglianza' così come Padre e figli.

Come il Re è Primo (Qadamawi) perché è il Cristo Creatore,  l'archetipo, l'antico dei giorni, la stella luminosa del mattino, il nuovo Adamo  che compie la redenzione rendendo la Creazione nuova e rinnovata, anche I n I è stato reso partecipe di un'elezione e di un primato.
Esiste infatti una parte  dentro ognuno di noi che è prima, ovvero che non solo è stata presente prima di tutto ma anche risiede prima di tutto il resto.
È il luogo prima di ogni emozione, azione, reazione. Prima di pensieri, giudizi e processi mentali. Prima dell'errore e della scelta sbagliata, prima dell'inganno e soprattutto prima del dolore.
Ecco il miracolo.
Il Signore che è il Primo, dimora in I n I come primo centro rendendo anche noi esseri umani potenziali 'primi', non nel vanto ma nell'elezione a esseri più grandi di quello che pensiamo. Piccoli e umili ma capaci di compiere opere degne di primato.

I n I Rastafari percorre una strada stretta e diritta, molti di noi sono stati raccolti lungo la via di Damasco, altri ancora chiamati a pescare uomini invece che pesci, alcuni hanno cenato con il Re come gli apostoli e altri l'hanno avuto accanto ma soltanto dopo lo hanno riconosciuto.
È tutto parte del disegno.
Ma il senso è che tutti siamo stati chiamati a cercare il Primo dentro noi stessi, a cercare l' originaria presenza divina per poter riacquistare la nostra presenza umana.
Rastafari è un viaggio verso quel Primo, l' "I" originale, il grande Io dentro il nostro io,  quel luogo dove divino ed umano sono uniti e possono restare inscindibil per l'eternità.
Rastafari è il suono di quell'Io che fa vibrare l'universo.
Rastafari è il percorso verso la realtà spirituale che semplicemente è. Il padre infatti si rivelò dicendo che Egli è Colui che è.

Il Primo dimora nella Casa del Padre in quanto è costante essere ed esistere e con lo Spirito la riempie.
Il Primo è la presenza divina prima di ogni nozione ma allo stesso tempo è somma e sintesi di ogni nozione. È il principio prima di noi stessi ma allo stesso tempo è ciò che rende noi stessi senza principio nè fine. È la nostra parte immortale che realmente vive, che realmente è.
È il luogo dove i mistici della terra si incontrano e insieme gioiscono o combattono uniti, è lì che non c'è più notte e non c'è errore.
È la nostra salvezza e la nostra cura, è il nostro desiderio più grande, la nostra essenza che ci rende unici ma allo stesso tempo uguali.
La presenza divina dimora in tutti e quando la riconosciamo allora abbandoniamo differenze e barriere perché siamo uno e ad Essa ci riferiamo e con Essa ci relazioniamo.
Quale miracolo, quale potenza si trova nella Presenza divina che vive prima di tutto.
Salvezza sempre raggiungibile, acqua limpida in cui bagnarsi, sicurezza in ogni prova.
Prima dei tempi, prima della notte e della luce, prima della forza e prima del bello della Creazione, prima dei templi e dei libri sacri, prima dei riti e delle preghiere, prima del movimento e della quiete, prima della vista e dell'ordine, prima di semplicità e complessità, prima di inizio e di crescita...il Primo è.
Egli porta con Sè l'eternità verso il principio Primo che sempre sarà.
Selah