domenica 16 aprile 2017

Pasqua: storia, significato ed interpretazione Rastafari



Un unico amore ed un unico destino in questo periodo di Pasqua, in cui si celebra la risurrezione del Messia Iyasos Krestos verso la vita eterna. È una festa antichissima che affonda le sue radici molto prima dell’avvento messianico e che ogni anno viene celebrata come un giorno solenne di gioia e liberazione.
Nella dottrina della Cristianità Ortodossa Etiopica, la Pasqua, viene ricordata come la “festa delle feste”.

Quando il Cristo entra a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, questa festività ricordava l’esodo degli Ebrei dall’Egitto, ovvero il momento in cui questi uscirono dalla terra straniera per incamminarsi verso il luogo che era stato loro promesso dall’Onnipotente. Forse la Pasqua esiste da ancora prima di Mosè e potrebbe essere la festa che gli Israeliti chiedono al Faraone di poter celebrare nel deserto ma sicuramente assume una valore fondamentale con l’esodo dalla schiavitù.  
La Pasqua nella tradizione Israelitica (dal greco “Pasqà” a sua volta dall’aramaico “Pesaah” ) è una festa antichissima che si celebra in famiglia, quindi un rituale domestico che cadeva nella notte di luna piena nell’equinozio di Primavera ovvero il 14 del mese di Abib (mese delle spighe) che verrà poi chiamato il mese di Nisan nella tradizione del post-esilio. Veniva offerto a Jahve un giovane agnello maschio e privo di difetti. L’animale veniva sacrificato senza spezzare nessun osso e veniva consumato in un pasto molto veloce a ricordare la rapidità che caratterizzò la notte di fuga dall’Egitto. Una piccola porzione di sangue veniva posta all’ingresso di ogni dimora così come racconta l’episodio biblico.
 Questo giorno marcava l’inizio di una nuova stagione, segnava infatti l’entrata della Primavera e di conseguenza la rinascita che avrebbe portato poi al raccolto.
 
La pasqua è quindi la Primavera d’Israele, la grande liberazione che determina l’inizio di una nuova vita per il popolo di Dio.
 Essa ricorda che il Signore ha colpito il paese d’Egitto ma ha risparmiato i Suoi fedeli, anche il nome infatti Pesaah deriva dal verbo ebraico pestah che significa saltare, zoppicare o passare-risparmiare a dimostrare appunto che il Signore saltò le case degli Israeliti mentre colpiva quelle degli egiziani.
Un’altra ricorrenza era celebrata con la Pasqua, ovvero la festa degli Azzimi, che era originariamente distinta ma collocata nello stesso periodo primaverile.
Infatti la Pasqua si celebra il 14 del mese e gli Azzimi dal 15 al 21. I pani non fermentati rappresentavano l’offerta della primizia dei raccolti; il vecchio lievito veniva sostituito da quello nuovo a simbolo di purificazione e rinnovamento. Anche questo rituale è collegato all’uscita dall’Egitto, infatti gli Israeliti dovettero mettersi in cammino così in fretta che non ci fu tempo per attendere la fine della lievitazione.

Quindi il tema centrale è sempre la liberazione di Israele, l’Esodo che inizia proprio in quella notte di uscita dall’Egitto. Ecco perché la Pasqua diventerà simbolo di libertà dalla schiavitù e verrà cosi vissuta in tutta la storia d’Israele.
Isaia ci parla di notte pasquale riferendosi alla liberazione dal dominio assiro (Is 30,29) in cui Gerusalemme viene risparmiata (pestah). Anche Geremia parla di festa pasquale riferendosi alla liberazione degli esiliati che iniziano un nuovo esodo (Ger 31, 2-21).
Il profeta infatti dice che il ritorno degli esiliati in Babilonia sostituirà l’esodo nelle memorie d’Israele diventano quindi la nuova occasione Pasquale.
I dispersi d’Israele, nelle profezie dell’Antico Isaia verranno radunati dal potere della persona dell’Agnello/Servo ovvero il Messia che diventerà la  “luce delle nazioni” e quindi il salvatore dell’umanità (Is 49,6  Is 53,7).

La festa della Pasqua subì nei secoli mote modifiche, una delle più importanti avvenne sicuramente nel Deuteronomio che stabilì che questa ricorrenza diventasse un rito da eseguire nel Tempio e non solo in famiglia (Deut 16,10). Così diventa una vera e propria cerimonia di culto in cui i sacerdoti ed i leviti officiano il sacrificio che viene ora svolto sull’altare.
La pasqua diviene così sempre più centrale nella vita spirituale e cerimoniale d’Israele arrivando ad essere la festa per eccellenza a cui tutti devono partecipare pena addirittura la scomunica (Num 9,13).
La città di Gerusalemme è in piena festa e giubilo per quel periodo ed il Tempio è affollato di fedeli che giungono da tutto il Paese per la ricorrenza, infatti questa ricorrenza diventa anche occasione i pellegrinaggio nazionale. Di conseguenza alla centralizzazione del rito pasquale a Gerusalemme, questa festa rimane praticata anche in famiglia ma il sacrificio dell’agnello spesso scompare in quanto esso già avveniva nel Tempio.

E importante meditare sul fatto che la spiritualità ebraica interpreta la Pasqua come un evento con una fortissima carica di liberazione, infatti Israele sottratto dalla schiavitù simboleggia il mondo tratto dal caos, Isacco sottratto al sacrificio è l’umanità intera sottratta alla condanna per opera del Messia redentore. Nella mistica della Bibbia infatti Creazione e redenzione sono spesso collegate, ecco che il riscatto d’Israele è una nuova creazione che prefigura la Nuova Creazione che il Messia instaurerà con il Suo arrivo e governo sulla Terra.
Egli infatti, essendo nella Sua prima venuta l’Agnello sacrificale, salverà la stirpe umana proprio come il capretto salvò Isacco dal sacrificio, anche Abramo infatti attendeva di potersi mettere in cammino ma gli fu chiesto di offrire in pegno suo figlio, così come Israele attendeva l’Esodo e fu chiesto di offrire un agnello, allo stesso modo il Messia dovrà morire per poi risorgere per liberare gli uomini.
Ecco quindi che Isacco è prefigurazione del sacrificio messianico per la liberazione definitiva.
E ancora prima: così come Dio separò le acque del Mar Rosso così separerà il bene dal male tramite l’azione del Suo Messia.
La venuta del Cristo è infatti il senso della Pasqua Israelitica.
Tutta la storia Biblica del Vecchio Testamento è annuncio del Redentore che porterà la salvezza definitiva, ovvero l’esodo irreversibile dal male, una Nuova Creazione (Is 65, 17), il paradiso ritrovato (65, 25) in cui il Re dei Re porterà ad abitare i suoi fedeli. E questo paradiso non sarà altrove ma qui su questa Terra che verrà rinnovata dalla presenza del Cristo. L’inviato del Padre verrà quindi per trasformare questa Creazione e riportarla alla sua santità originaria, ecco perché gli ebrei ne celebrano tutt’ora l’attesa in ogni notte pasquale.

Con l’avvento del Messia questa festa assume una veste rinnovata.
Egli infatti, ebreo tra ebrei, viene per compiere la “festa delle feste”, tramite la Sua persona porta a compimento il significato della Pasqua rendendola celebrazione della liberazione dalla morte, non soltanto in senso figurato ma nella realtà umana e nel disegno divino.
Non a caso infatti la risurrezione avverrà il giorno della Pasqua ebraica.
Il Cristo compie l’opera che nessuna cultura o dottrina del passato aveva potuto neanche immaginare, ovvero vincere la morte e vivere in eterno.
Questa vita senza fine diventa la promessa estesa a tutti coloro che sono pronti na seguire la via del Padre.
Il Cristo diventa così il nuovo Tempio, il santuario purificato dal Suo corpo vittorioso sulla morte (Gv 2, 13-23).
Il Messia è il nuovo agnello, il cui sacrificio dà inizio all’esodo verso la Terra del Padre ovvero il Regno dei Cieli (Gv 13,1). In particolare il Vangelo di Giovanni ci propone molti rimandi al concetto di Cristo come nuovo agnello (Gv 1, 29. 36).
In merito alla tradizione degli Azzimi, Egli è anche il pane rinnovato che ha anche moltiplicato per sfamare più persone possibili. L’ultima cena infatti è una vera e propria mensa Pasquale (anche se avviene prima della Pasqua), le benedizioni ebraiche del pane e del vino vengono completate ed arricchite dal fatto che Iyasos Krestos si propone come il nuovo pane ed il nuovo vino dando vita all’eucarestia.

Crocefisso alla vigilia del sabato, il Messia risorge il primo giorno della settimana ovvero la domenica ed è per questo che da quel momento i cristiani si riuniranno in questo giorno e non il sabato come voleva la tradizione ebraica. Questo sarà il giorno della benedizione e frazione del pane (Atti 20, 7; 1 Cor 16, 2).
La Pasqua per la Cristianità diventa quindi il momento di comunione con il Messia che ha aperto la strada verso l’immortalità e invita tutta l’umanità a risorgere dalle bassezze della morte. L’apostolo Pietro infatti ci ricorda come il  Cristo ci guidi verso un nuovo pellegrinaggio (1 Piet 17) verso la vita eterna che è il Regno dei Cieli, la Terra Promessa spirituale che dimora in questa Creazione.
La Pasqua è l’occasione che tutta la storia biblica annunciava affinchè l’uomo vechio e soggetto alla morte potesse essere trasformato in quello nuovo che ha dinanzi a sè invece la vita senza fine (Rom 6, 3-11).
Quindi storicamente, la Pasqua diventa la festa più importante anche della Cristianità, e molti decideranno di battezzarsi in questa occasione essendo questo rito una figurazione della Pasqua.

La resurrezione annuncia un’altra fase della storia biblica, ovvero il ritorno del Cristo nella Sua seconda venuta. Le Scritture ci dicono che il Messia infatti sarebbe dovuto tornare per governare con i suoi eletti e addirittura banchettare con essi (Mt 26, 29).
Il banchetto significa la condivisione e la comunione.
Il rito della Pasqua è infatti l’annuncio del banchetto celeste verso il quale noi procediamo.

Nella Rivelazione Rastafari Ian’I annuncia proprio questa fase della storia biblica, ovvero il ritorno del Cristo nei Suoi caratteri regali per condividere il governo con gli uomini.
Ecco che con il nome nuovo di Haile Selassie Primo, il Messia si rivela in questo tempo per compiere questa nuova Pasqua che apre definitivamente le porte alla Nuova Creazione. Ecco quindi un nuovo inizio ed un nuovo giorno.
La Livity Rastafari è la vera vita nascosta dalla vita apparente, l’esperienza piena di un’esistenza alla quale accediamo se sacrifichiamo la vecchia condotta per approdare alla nuova rinnovandoci ad immagine del Messia che, sceso dalla croce è tornato dopo duemila anni per condividere con l’umanità il governo della Creazione.
Dalle pagine del Vangelo, infatti, leggiamo che dopo la risurrezione, il Cristo non era ancora tornato per regnare con i suoi, ma aveva loro promesso di fare ritorno quando i tempi sarebbero stati pronti. A quel punto avrebbe festeggiato la Pasqua definitiva nella pienezza dei disegno divino insieme ai Suoi (Lc 22, 16).
Ecco quindi che la Rivelazione del Cristo ritornato che Ian’I annuncia, si presenta come la Pasqua definitiva e la Livity come la strada verso l’esperienza del Regno di Dio.

Non senza motivo infatti il libro della Rivelazione ci parla dell’Agnello vivo, in gloria e circondato dai vegliardi e dai quattro esseri viventi (Apoc 5, 6-12) ma prima ancora, pochi versi sopra, il Messia viene definito il Leone della Tribù di Giuda (Apoc 5-5) proprio per chiarire che si sta parlando della stessa persona.
La Pasqua è celebrazione della vita e della sua eternità, questi sono temi cardine della Livity Rastafari. La vittoria sulla morte, la fuga dal peccato e dalla schiavitù (Egitto) e soprattutto la trasformazione della Creazione in Nuova Creazione, sono realtà in cui Ian’I Rastafari dimora perennemente e non soltanto una volta all’anno.
Il banchetto definitivo è l’esperienza di vita in comunione con il Creatore ed armonia con l’universo che Rastafari propone come compimento di tutta la storia e spiritualità biblica applicate alla vita quotidiana.
Ian’I siamo invitati a questo banchetto come protagonisti e creatori della Creazione perché abbiamo ascoltato i profeti e siamo nati nella generazione del Re dei Re in cui l’umanità può finalmente contemplare il Cristo come regnante e difensore della fede.

Come abbiamo detto, la Pasqua è segno di esodo, ebbene Rastafari si presenta anche come un nuovo esodo, verso una nuova Terra proprio come avvenne ai tempi dell’Egitto e così come si rinnovò ai tempi di Re Nabucodonosor.
Ian’I infatti propone una nuova uscita da babilonia che tiene in schiavitù il popolo del Dio vivente. Questo nuovo esodo che apre la nuova epoca, anche in questo caso è giunto dopo la dispersione e schiavitù di un popolo, in questo caso gli africani deportati in quattrocento anni di schiavitù.

L’incoronazione di Haile Selassie Primo segna infatti la fine di questo giogo, perché infatti da lì a circa trenta anni, l’Africa sarebbe diventata indipendente…proprio come di circa trenta anni fu il ministero di Iyasos Krestos qui su questa terra.
L’Oua ad esempio, il simpbolo dell'emancipazione Africana,  è stata fondata esattamente trentatre anni dopo l’Incoronazione di Sua Maestà.
Ed è proprio in questo stesso fatidico anno, il 1963, che i nostri antenati hanno dovuto subire la passione nelle tre giornate di Coral Gardens quando il Rastaman discese all’inferno sotto l’attacco del governo di Bustamante.
Era infatti il venerdì santo di questo anno quando iniziarono le percosse e gli omicidi dei fratelli e delle sorelle Rastafari nell’area di Montego Bay.
Proprio mentre il Movimento era in una grandissima espansione questo massacro fece sì che i fratelli patissero la Passione del Messia per poter essere in piena comunione con Lui.

Ma come il Messia salì sulla croce e ne discese poi risorto e vittorioso per sempre, così il Movimento Rastafari dopo Coral Gardens divenne immortale e vincente. I martiri di quella persecuzione donarono l’immortalità a tutto il Movimento, nessuno può più uccidere i Rasta in quanto essi sono già morti una volta e risorti per vivere per sempre.
Esattamente trentatre anni dopo il ritorno in terra del Messia, il Suo nuovo popolo che portava il Suo nome ovvero i Rastafari, dovettero fare esperienza della Passione per poi risorgere in gloria. È come se essi stessi personificassero il Messia che a trentatre anni dovette bere il calice amaro per poi liberare tutti coloro che volessero giungere al Regno di Dio.
Allo stesso modo del Cristo che prima di risorgere scese agli inferi per liberare le anime dei morti, così i fratelli e le sorelle Rastafari dovettero scendere nello Sceol per poi liberare l’umanità intera con il messaggio di redenzione universale che Ian’I promuove di epoca in epoca. 

Ecco dunque la pienezza della Pasqua.
La vera vittoria da cui il tuono della fede Rastafari scosse la Creazione tutta instaurando l’ultimo e definitivo pellegrinaggio verso Zion, verso la Nuova Gerusalemme, verso la nostra nuova  persona che attende dentro di noi per manifestarsi nella vita eterna.
Selah  










sabato 8 aprile 2017

Primavera e Rastafari (parte 2)



Nella terra del legno e dell’acqua (dalla lingua indigena locale: Xaymaca), ovvero la Jamaica, i poveri e gli ultimi della società ricevono la Rivelazione del Re dei Re.
Tra le verdi colline e le ricche cascate di questo piccolo pezzo di terra tra gli oceani, la nuova fede nasce dando risposta alle tante domande e alla grande attesa che il popolo conservava nel cuore.

È opportuno meditare sul fatto che il Legno e l’acqua siano elementi primaverili, infatti in questa stagione l’acqua non dovrebbe mancare e la sua presenza in unione con le temperature che risalgono, producono la crescita delle piante ovvero nuovo legno.
Nuovi getti e nuovi rami si presentano, le radici si allungano, si rinforzano e così tante foglie spuntano rendendo i paesaggi nuovamente verdi e lucenti.
Allo stesso modo la Rivelazione Rastafari produce nuove gemme e nuovo legno, infatti l’acqua di cui lo spirito dell’umanità aveva sete si manifesta nella figura del Cristo Haile Selassie e con il calore della Livity producono nuovo legno ovvero un nuovo popolo, una nuova stirpe che può finalmente onorare il Messia ritornato nella seconda venuta.
La corteccia che era indurita e tendeva a seccare, ora germoglia nuovamente al sentire i predicatori Rastafari che annunciavano la divinità di Haile Selassie The First. Il cuore e lo spirito affranto del popolo d’Israele nella diaspora (gli Africani in Jamaica) contriti ed induriti nella terra delle contraddizioni tra discendenti di pirati e figli di slave masters, finalmente possono gioire perchè le promesse bibliche sono state mantenute.

Anche il mantenimento di queste promesse e il compimento dell’attesa sono un richiamo alla Primavera, infatti  quando la natura si “addormenta” per la pausa invernale allo stesso tempo promette il suo risveglio, così anche il genere umano si adegua a questa “promessa” preparandosi per quando il verde ritornerà a splendere.
Le piante e i boschi così come alcuni animali ci chiedono quindi di imparare ad aspettare fiduciosi però del risveglio e del ritorno della bella stagione. La Creazione ci propone un’attesa, anche un po’ forzata se vogliamo, proprio come il destino Biblico d’Israele richiese l’attesa al popolo di Dio.
I profeti annunciarono infatti che quando il tempo sarebbe stato pronto allora il Figlio dell’Uomo si sarebbe manifestato, e sarebbe nata una nuova stirpe che sarebbe stata figlia di quegli stessi profeti e dei grandi patriarchi del passato.
La nuova stirpe avrebbe vissuto alla presenza del Cristo e regnato con Lui che sarebbe stato capo del popolo, grande re, giudice delle nazioni acquistando quindi un ruolo attivo e partecipe nelle vicende mondiali; proprio come nella Primavera gli agricoltori, che richiamano appunto la nuova generazione, lavorano con la natura che si manifesta attivamente partecipe e li aiuta nell’evoluzione della Creazione. Quando infatti il contadino alla fine del freddo e con i primi caldi semina e pianta, egli interagisce con lo slancio vitale e produttivo della Creazione, limitandosi ad indirizzare e ad aiutare  questa spinta affinchè possa rendere il giusto frutto. Ecco quindi potature, concimazioni, annaffiature, tecniche finalizzate al benessere della pianta e poi finalmente il raccolto. 

Questo duro lavoro è compito dell’uomo ma è assistito dalla presenza della natura che è pronta a produrre e quindi ad elargire i suoi frutti. Proprio come nella Livity Rastafari il fedele lavora ogni giorno per aiutare la pianta del suo spirito a crescere bene affinchè produca il frutto di una vita retta, consapevole e piena di grazia, ma tutto ciò è fatto con la presenza del Creatore che è sempre pronto ad estendere a lui il Suo Spirito che è partecipe nella vita spirituale.
Questo duro lavoro di lavorazione del terreno, nel tempo biblico dell’antica Palestina, corrispondeva con il periodo dopo la semina. Non essendoci infatti un freddo e rigido inverno come quello europeo, il periodo di lavoro della terra ricominciava prima delle piogge, quando si arava il terreno e si seminava in attesa che l’acqua facesse germogliare le semenze.
Il seminatore deve quindi aver fiducia nella terra, deve conservare quella fede nel vedere le prima piantine spuntare, egli deve sperare nell'acqua del Cielo, deve trovare il suo posto tra gli elementi naturali. Non deve imporsi nel volerli ovviamente sottomettere ma neanche esserne vittima incauta, deve invece imparare a sintonizzarsi con essi in modo tale da poterli usare a beneficio della produttività. 

È proprio questa fiducia la protagonista di questa interazione uomo-terra.
L'uomo, attivamente semina ma non deve dimenticare che una volta gettato nella terra il seme germina e cresce da solo, quindi egli non può che attendere nella fede e nella speranza.
Ecco perché Iyasos Krestos nella sue parabole ci insegna il totale abbandono alla Provvidenza parlandoci degli uccelli del cielo che non seminano né mietono (Mi 6, 26 par.) ma che comunque ricevono la benedizione del cibo e del benessere direttamente dal Creatore.
Questo esercizio di abbandono e di attesa è fondamentale nella nostra pratica spirituale, per cui dobbiamo lavorare ogni giorno anche senza vedere i frutti del nostro operato.
Questi si manifesteranno soltanto al momento giusto, nelle nostre prove quotidiane quando le circostanze ci richiedono di manifestare ciò che abbiamo imparato e praticato.
Allo stesso modo dobbiamo esercitarci nell’abbandono colmo di speranza ma senza fisse aspettative.
Dobbiamo imparare ad accettare, se abbiamo fede, ciò che la vita ci propone sapendo che tutto viene per il meglio e per la nostra edificazione. Ian’I Rastafari tiene alta la bandiera ogni giorno, deve mantenere la fede e la sicurezza che il Creatore sia la roccia su cui dobbiamo rimanere, vigili ma sicuri.
Come l’agricoltore che impara a gestire il suo timore nell’attesa che il seme germini, così Ian’I deve imparare a gestire l’insicurezza quotidiana fermi nella certezza che il Signore provvede a tutto ciò di cui necessitiamo.
Ian’I Rastafari deve avere il coraggio di sotterrare il seme nella fiducia che una piccola pianta, al momento giusto, spunterà dal terreno. 

Nel linguaggio delle Sacre Scritture, questo seme è la parola di Dio che affonda nel terreno del nostro cuore pronta a germogliare e a portare frutto se sarà custodita ed aiutata.
Dobbiamo quindi impegnarci nella Livity per essere una buona terra, proprio perché la semente è gettata con la parola stessa di Dio. Questo seme è il Messia in persona che dimora in ognuno di Ian’I e che al momento giusto si manifesta nelle nostre esistenze, Egli ha la capacità di rimanere fermo e non germogliare finchè il momento non sia quello favorevole in acccoprdo con gli elementi delle nostre vite.
Ecco l’ albero di Jesse doveva essere tagliato, ma dal suo ceppo è germogliato un « seme santo » (Is 6, 13). E con grande stupore e meraviglia, questo seme si concentrerà in un germoglio, che diventa uno dei nomi del Messia. “ Ecco un uomo il cui nome è germoglio; dov'egli è, qualcosa germoglierà; egli ricostruirà il santuario “ (Zac 6, 12).
Ian’I Rastafari vive nella proclamazione di questo germoglio divino che ha ridato colore e vita al mondo, Egli che è la vita che scorre nell’Universo ha vivificato ciò che aveva perso linfa a causa dell’aridità dei cuori umani. Il Signore Haile Selassie Primo è il protettore delle fedi umane, è stato nominato il difensore della fede proprio perché ristabilisce tramite il Suo esempio la connessione tra Cielo e terra, tra Dio e uomo.
Con le Sue azioni egli libera e manifesta la potenza creatrice che Dio infonde in questa Creazione.

Egli è la ragione per cui Ian’I Rastafari dimora in un’incessante canto di lode perché ha reso i nostri cuori un’eterna primavera concedendo all’estate della nostra vita di dare frutto portandoci quindi al raccolto di cui la Bibbia ci parla. Questo raccolto è abitare nel Regno dell’Onnipotente ogni giorno delle nostre vite, cantando alla Sua gloria in ogni attimo.
Ian’I Rastafari ha vinto il freddo ed il gelo dell’inverno, ha superato la nebbia dell’incertezza e del dubbio, ha avuto coraggio ed ha lavorato la terra quando era ancora dura, ora il seme è finalmente germogliato e possiamo apertamente osservare il Creatore nella Sua manifestazione che è la vita.
Molti pregano un Dio morto o distaccato dall’uomo, Ian’I onora l’Onnipotente che è vita fluente e colora la terra di gioia, forza, stabilità.
Egli ci porta ai prati verdi ed erbosi della nostra consapevolezza, facendoci riposare alle acque placide dei nostri spiriti, dove ogni cosa è più chiara e dove il suono delle nostre parole e dei nostri pensieri riecheggia intonandosi con la sinfonia del Creato.
È un unico canto che Ian’I Nyah Binghi compie in coro con terra aria acqua e fuoco, un canto di lode iniziato nella Genesi e che Rastafari porta avanti oggi e per sempre per compiere il Libro della Vita.
“E tutto canta e grida di gioia” (Sal 64)
Selah

sabato 1 aprile 2017

Primavera e Rastafari (parte 1)




Restiamo in silenzio alle prime luci dell’alba e il bagliore del mattino illumina un paesaggio nuovo, diverso. Appena i raggi iniziano a salire da dietro il colle oltre la vallata, ecco che una dorata lucentezza si appoggia sul verde appena nato delle chiome degli alberi.
Questi, da poco risvegliati, mostrano delle tenere foglie e dei fiori così soffici ed eterei che quasi sembrano svanire sotto i riflessi luminosi.
Quello che fino ad un paio di settimane fa, all’alba,  era fitto silenzio, ora invece diventa canto di uccelli lontani e vicini. Sembrano aver il compito di ridestare le persone dal sonno notturno, ricordando loro che esiste un ciclo vitale che mai si ferma.
Ora che il ghiaccio ha lasciato i campi e la brina è più delicata, l’aria profuma.
Primavera.
Ian’I è al centro di questo processo vitale di risveglio e di rigenerazione che riempie la vista di novità e freschezza. Ovunque ci giriamo osserviamo cambiamento e rinascita, un nuovo inizio che stimola corpo e mente verso un nuovo stadio vitale.
Le stagioni sono una scansione divina di ordine e accuratezza del Creatore. Esse hanno un senso ben preciso e molteplici funzioni che spesso noi ignoriamo, sono i lati del quadrato perfetto per i cui vertici passa il cerchio del ciclo annuale, sono livelli di evoluzione di cui Ian’I fa parte.

Molte persone, allo sbocciare dei primi fiori e al ritornare delle foglie provano sensazione di gioia e leggerezza, la malinconia sembra quasi fuggire per lasciar spazio invece ad un rinnovato entusiasmo verso progetti da compiere e visioni da perseguire. È uno slancio necessario all’uomo e che la natura aiuta con la primavera.
Ian’I gioisce nell’osservare i prati fiorire e i boschi ricoprirsi di verde limpido e vibrante, gli occhi riposano nell’ammirare e contemplare il disegno della Creazione che fino a pochi giorni fa appariva più in sfumature di grigio o beige e che ora finalmente, come la bozza di un disegno che poi prende colore, si arricchisce di tonalità per completare la perfezione dell’artistica Creazione.

Ecco Ian’I Rastafari però non osserva soltanto con gli occhi del corpo ma anche con quelli dello spirito e della mente. È infatti stato concesso ad Ian’I di poter leggere questa Creazione ed i suoi fenomeni e di poterli interpretare al fine di contemplare e lodare il Creatore e le nostre vite. Ian’I quindi osserva la primavera secondo gli occhi della Livity Rastafari e scopre un enorme capitolo di insegnamento di vita.  Questa stagione è un perfetto esempio della nostra pratica di vita, chi ha orecchie per intendere intenda e chi ha occhi per vedere veda.
La primavera è una rinascita e, come tutti dicono, un nuovo inizio.
Essa rompe la stasi dell’inverno e l’immobilità del freddo che non produce.
Allo stesso modo Rastafari rompe il legno del Cristianesimo che purtroppo era stato fatto indurire da secoli e secoli di manipolazione ecclesiastica e coloniale per dare vita al nuovo germoglio che è la Rivelazione del King of Kings Haile Selassie Primo. Quel legno che infatti sembrava aver perso linfa, finalmente genera una nuova gemma così preziosa da poter ridare valore a tutta la pianta che affondava le radici nel giardino dell’ Eden, aveva il fusto nella difficile marcia nel deserto e nella legge mosaica, i suoi rami nelle parole dei profeti del passato che annunciavano di guardare al Messia e a Regno dell’Eletto, le foglie nel vibrante slancio spirituale degli apostoli e dei primi cristiani e finalmente il fiore più delicato, con la fragranza più dolce eccolo spuntare nella persona divina del Leone della Tribù di Judah che sboccia attirando a sé tutte le attenzioni dei passanti (esseri umani) che increduli non si spiegano quanto maestosi possano essere i suoi colori.
La Rivelazione è la primavera dell’umanità.
Dopo il freddo invernale dello scoraggiamento dovuto alla divisione tra pratica spirituale e vita quotidiana, che aveva allontanato molti dal vivere una vita con Dio, ecco che il Rastaman nelle sue sembianze così naturali, viene per ripristinare la connessione con il Creatore nella pratica quotidiane di vita benedetta ricordando alle nazioni che Dio vuole che noi facciamo esperienza di Lui per vivere meglio nella pienezza delle nostre opportunità e non che semplicemente crediamo ad una serie di norme recitate da estranei.

Nella primavera ogni attimo è una connessione, una compartecipazione, la natura allunga all’uomo le sue mani affinchè egli si ricordi di essere parte di un qualcosa di più grande e completo, potremmo dire perfetto.
Questa stagione ci riporta a visualizzare la presenza del Creatore che secondo le parole del nostro Re dei Re è il Motore Primo. Proprio come il Rastaman invita le nazioni a riscoprire il contatto con l’Onnipotente, così questa stagione invita gli uomini alla bellezza e alla grandezza dell’Onnipotente. Essa è anche un invito a contemplare la perfezione, così che anche noi possiamo destarci dal sonno dello scoraggiamento per rinvigorire la nostra visione e tendere verso il Creatore, Ian’I Rastafari usa questo aspetto così naturale come trampolino di lancio per decollare verso le altezze della Creazione.
Così come la Livity Rastafari aiuta a rompere il velo dinanzi i nostri occhi che ci impedisce di vedere le grandezze del Padre, così la primavera aiuta le nostre persone ad essere consapevoli dello slancio vitale che dimora nel terreno e nella vita su questo pianeta.
È un canto, è un inno, è consapevolezza.
Questo è un altro aspetto che accomuna la Livity Rastafari a questa stagione dell’anno, la consapevolezza e la presenza. Le fredde sere d’inverno ci offri vanno l’occasione per chiuderci in casa e a volte il rischio di isolarci nei nostri piccoli mondi, nei pensieri e nelle preoccupazioni che tendono a distaccarci dal momento presente. Ecco che invece il risveglio naturale del mondo intorno a noi esercita il potere di una campana che suona per riportarci all ‘attenzione di ciò che sta accadendo e alla consapevole presenza in questo momento della nostra vita.
Allo stesso modo Rastafari giunge nel ventesimo secolo per riportare l’umanità alla consapevolezza del momento storico ed escatologico in cui l’uomo cammina.
Come la natura al risveglio annuncia che il momento del raccolto si appresta allo stesso modo la rivelazione Rastafari dichiara che il Signore sta stendendo la Sua mano per raccogliere i frutti della fede nelle opere. Non a caso anche Iyasos Krestos utilizza un’immagine primaverile quando ci insegna di osservare il fico per comprendere la venuta del Figlio dell’Uomo. Egli essendo l’Uomo Naturale rivela ad Ian’I di vedere il Cristo nella manifestazione naturale,  in una gemma che, quando apparirà, allora i tempi saranno pronti ( Marco 13, 28-32).

La primavera ci deve rinsaldare nella consapevolezza che l’estate si avvicina e quindi dobbiamo metterci in movimento. Chiunque abbia del terreno lo sa bene, anche un piccolo fazzoletto di terra dovrà essere curato perché l’erba crescerà e richiederà quindi di essere tagliata; chi invece pratica agricoltura allora dovrà sudare perchè il terreno sia pronto e ben concimato per ospitare l’abbondanza della stagione estiva.
La Livity Rastafari è la stessa cosa.
Quando siamo chiamati dal mezzo delle grigia strade di babylon per camminare verso il Dio vivente, allora iniziamo ad esistere nella Livity così da poter preparare il terreno delle nostre vite per poter raccogliere i frutti dello Spirito. Come l’agricoltore si alza presto per trovare il capo più morbido sotto la sua zappa, così Ian’I sfrutta ogni occasione per lavorare il terreno del nostro cuore.
L’agricoltore concima con materiale organico processato che altri invece scarterebbero, cosi Ian’I utilizza tutti gli aspetti della nostra esistenza per far fiorire la nostra vita spirituale, a volte soprattutto gli scarti, il materiale organico delle nostre vite, ovvero le difficoltà, gli errori, le cadute, le tristezze e il buio che le accompagna così che questa materia possa essere processata dalla nostra overstanding e dalla meditazione e infine convertita in concime e nutrire la nostra fioritura.
In Rastafari sappiamo che nessun uomo è privo della presenza fertile del Creatore, ogni momento è buono per essere illuminato dalla ricerca della comunione con Dio, così nella primavera quando pioggia e luna sono in accordo, ogni momento è buono per seminare o piantare perché il periodo è fertile e le piante risponderanno al richiamo vitale crescendo.

Ecco Ian’I Rastafari prepara quindi incessantemente il terreno ma siamo stati incaricati dal Padre anche di provvedere alla semina.
Questa è una caratteristica privilegiata dell’essere umano che, a differenza di qualsiasi altro vivente della Creazione, è stato incaricato di produrre dal seme ovvero di interagire con la Creazione secondo un’attività “creatrice” che è molto simile a quella di Dio. Infatti Nel giorno della Creazione Dio ha dato alla terra il potere di produrre una vegetazione capace di riprodursi, di “Seminare un
seme “ (Gen 1, 11 s. 29) ed Egli affida all’uomo il compito di continuare questo processo vitale.
Starà al genere umano quindi proseguire in questo progetto così vicino alla Genesi, ecco infatti che Haile Selassie definisce l’agricoltura come un “compito sacro”.
Il Padre benedirà le semine ma l’uomo dovrà metterle in terra. Quindi egli riceve una responsabilità dal Creatore di perpetuare sulla terra ogni seme e di salvarlo dal diluvio (Gen 7, 3) ovvero proteggere quello che di buono esiste nella vita dalla tempesta e dalla distruzione; allo stesso modo egli deve selezionare e scegliere il giusto seme perché è scritto che “Seminando l'ingiustizia o l'iniquità, si può raccogliere sette volte tanto di sciagura (Prov 22, 8)”. È anche scritto che “ chi semina vento raccoglie tempesta “ (Os 8, 7)  e ancora: “ Chi semina scarsamente, mieterà scarsamente; Chi semina con larghezza mieterà con larghezza” (2 Cor 9,6).

Quale magnifica connessione quindi tra stagione delle semine e Livity Rastafari.
Il Rastaman dalla colline della Jamaica fino alle città dell’occidente mantiene e perpetua la medesima attività, ovvero quella di osservare, selezionare e mettere poi nel suolo i giusti semi che si impegnerà poi a coltivare per farli crescere. Questo riguarda ovviamente il corpo e lo spirito, perché è scritto “Invece di seminare nella carne, dobbiamo seminare nello spirito (Gal 6, 8)” quindi dobbiamo far crescere la parte spirituale di noi stessi così da poter finalmente arricchire le nostre vite e vivere nel Giardino dell’Eden in cui il Creatore ci pose all’inizio della nostra storia.
Il Rastaman infatti rinnova l’invito all’umanità a tornare a vivere in quel Giardino, così meraviglioso e vitale, da cui purtroppo il freddo invernale ci aveva separato ma che grazie alla presenza del King of Kings ora ne abbiamo ritrovato la strada.
Marley stesso diceva “Coming from the cold” e non a caso la rivelazione Rastafari si è manifestata in Jamaica, una terra di abbondanza e di raccolto in cui la natura vive in una perenne calda ed avvolgente estate.
..continua