sabato 13 maggio 2017

Affrontare le difficoltà con la Livity Rastafari. Parte 2



Nella vita di un essere umano si alternano molti diversi momenti, l’esistenza è un susseguirsi di esperienze concatenate e interconnesse che a volte assumono una carica positiva mentre altre volte purtroppo portano dolore e difficoltà.
È parte del nostro destino e della bellezza del genere umano, profondo incastro di elementi finiti ed infiniti che cercano instancabilmente  di armonizzarsi durante tutto il ciclo vitale su questa terra. Spesso ci troviamo a dover affrontare ostacoli e pietre d’inciampo, a volte riguardano il nostro fisico ma più spesso riguardano la nostra sfera emotiva e psicologica che può determinare ancora di più l’andamento delle nostre vite.

Quando infatti il fisico è ammalato allora soffriamo, ma quando poi esso guarisce siamo portati a non pensare più a quella sofferenza e ce ne dimentichiamo dando per scontato salute e benessere e procediamo con le nostre azioni quotidiane. Quando invece il nostro spirito e la nostra mente sono afflitti, ahimè non è così semplice dimenticarsene in quanto ogni esperienza della giornata rifletterà quello stato di malessere, insoddisfazione, a volte tristezza o comunque tutta una serie di emozioni negative che pervadono la nostra psiche.
La sensazione sarà di non riuscire ad uscire dal circolo di negatività che sentiremo come sommergere  le nostre azioni ed i nostri momenti, a volte faremo esperienza di una nuvola nera che sembra non volere andare via dalle nostre teste.
Molti provano con le distrazioni, televisione, computer, nottate sfrenate, o ancora peggio sostanze che sembrano allontanare il dolore. È un metodo molto comodo e alla portata di tutti, il problema è che ha una durata illusoria molto limitata e gli effetti collaterali sono abbastanza pesanti. Cercando di distrarci dal dolore infatti non facciamo altro che farlo aumentare, forse riusciamo ad ottenere qualche minuto o qualche ora di apparente tranquillità ma quando torniamo alla realtà allora la nostra mente ci presenta il conto e spesso cadiamo in un down sentendoci forse peggio di come stavamo prima.
Allontanare i problemi infatti non è mai una soluzione definitiva ma soltanto un temporaneo autoinganno.
Dobbiamo invece puntare alla risoluzione.

E la Livity Rastafari in questo ci aiuta moltissimo.
In Rastafari infatti crediamo nella presenza costante del Creatore in ogni risvolto di questa Creazione.
Egli è un continuo scorrere che è assicurato in ogni momento ed ogni istante.
Come potrebbe essere infatti Dio se non fosse onnipresente? E se quindi è onnipresente significa che è anche sempre accessibile. Se è sempre accessibile come è possibile allora che talvolta noi avvertiamo più la Sua presenza e talvolta di meno? Come mai in alcuni momenti il nostro spirito sembra essere così vicino alle sue manifestazioni come gioia, appagamento, leggerezza e benessere mentre nei momenti difficili invece facciamo esperienza di tristezza, abbattimento, scoraggiamento e debolezza?
Come è infatti possibile che l’essere onnipresente per eccellenza a volte sia così distante da noi, e soprattutto quando ci sembra di averne più bisogno?
La risposta è che dipende tutto da noi.
Essendo infatti il Creatore sempre vivente e sempre presente è anche automaticamente sempre esperibile, cioè possiamo farne esperienza potenzialmente ventiquattro ore al giorno perchè egli non è soggetto a turni o ad orari ma la Sua presenza vitale è per sempre e ovunque.

Siamo in realtà noi che nella sofferenza e nella difficoltà non riusciamo a “sintonizzarci” con la sua frequenza vitale e quindi soffriamo. E spesso è perché non sappiamo come fare.
I padri, gli antenati ed i maestri spirituali in questo ci insegnano molto e la strada che hanno percorso prima di noi può essere la nostra fonte di salvezza. In Rastafari non preghiamo il dio della morte come le religione schiaviste ha spesso  insegnato, piuttosto crediamo fermamente che Dio è il soffio di vita pulsante di questo universo.
Essendo vita non può certo essere qualcosa di triste o negativo perché, e questo nessuno può negarlo..neanche il più scettico del pianeta, lo slancio vitale degli esseri umani, delle piante e degli animali è qualcosa di buono per essenza in quanto produce la continuazione della presenza su questa terra.
Essendo quindi Lui il motore primo di energia positiva ed essendo sempre presente allora capiamo in maniera molto naturale, che il bene è sempre accessibile in questa vita.
Per bene intendiamo la possibilità di accedere ad uno spazio senza dolore dove i sentimenti di conflitto, disperazione e sconforto lasciano il posto al coraggio, all’ottimismo, alla rassicurazione e soprattutto all’assenza di conflitto ed avversione che sono alla base di tante afflizioni mentali e spirituali.

Ma allora perché pura sapendo che Egli è presente ed è buono continuiamo a soffrire?
Perche non lavoriamo abbastanza per stare in comunione con la Sua presenza.
In Rastafari infatti diciamo di essere in creatori della Creazione, molti criticano questa posizione ritraendoci come esaltati o megalomani, ma ciò che Ian’I vuole dire è che gli uomini sono capaci di modellare e scolpire eventi e situazioni con la saggezza e la grazia spirituale che il King ci concede. Questa attività creatrice può essere applicata in prima istanza sulla nostra percezione e accettazioni degli eventi, soprattutto quelli dolorosi. Noi siamo infatti in grado di sollevarci dalla sofferenza e ricreare la nostra esperienza di vita generando energia positiva.
Non è questo forse essere un piccolo creatore?
Non è questo forse ciò che realmente Dio vorrebbe per gli esseri umani affinchè possano essi vivere in benefica creatività su questo pianeta?
Molti combattono questa posizione perché sono stati educati soltanto a stare seduti e chiedere di ricevere, Ian’I invece appartiene alla generazione che lavora per ottenere i risultati e primo fra questi è il benessere e la salvezza qui su questa terra.
Molti ancora investono la vita per vedere i propri guadagni fruttare nell’aldilà, Rastafari si aimpegna giorno e notte per vedere i frutti del lavoro compiuti qui ed ora per poter realmente godere di essi al fine di una migliore convivenza con il genere umano, vicino e lontano. 

Quindi Rastafari dice che nella difficoltà e nella sofferenza possiamo comunque accedere alla presenza salvifica del Creatore che vive dentro di noi, a questo punto starà a noi impegnarci al fine di poter migliorare la nostra esistenza e tramutare il dolore in forza.
Ian’I proclama infatti che il King of Kings è vittorioso ed ha vinto il male instaurando il regno del bene per sempre.
Questa Sua azione può essere applicata a livello cosmico, storico ma soprattutto personale ed individuale nelle nostre vite. Sembrano fantasie? Guardiamo alla realtà: quando soffriamo ci sentiamo persi, ciò di cui abbiamo bisogno è tornare ad un punto fermo dove smettiamo di essere sballottati dai nostri pensieri e paure e finalmente possiamo provare sicurezza, conforto, fiducia nell’oggi e positività verso il domani, vogliamo sentirci ancorati al terreno e non stravolti e sbattuti invece come piccole piante in un campo aperto durante la tempesta.

La sofferenza è un emozione provocata da circostanze che si presentano a noi avverse o negative, essa è un intruglio di diversi ingredienti che purtroppo producono un effetto veramente tossico su di noi. Psicologicamente e spiritualmente prima e fisicamente dopo.
La sofferenza è un’emozione come ce ne sono tante nella nostra vita, non è la vita stessa. Il dolore e la tristezza sono manifestazioni emotive come i nostri pensieri sono manifestazioni cerebrali, così come non crediamo a tutti i nostri pensieri non dovremmo credere a tutte le nostre emozioni e seguirle come un bambino segue il profumo di cioccolato. Se esse sono manifestazioni di attività emotive, cerebrali ecc..che appaiono e scompaiono come dei film, allora significa che esiste qualcosa prima di esse perché infatti nulla può manifestarsi senza uno sfondo.
Questo sfondo è la nostra essenza percettiva e spirituale, è la nostra presenza  che dimora con il Creatore, è la nostra casa, il luogo sicuro dove stiamo bene e possiamo vivere ed esistere in benessere. Questo luogo è la nostra essenza umana e divina insieme, dove la nostra persona vive con il Creatore in uno stato di unità. È Ian’I ovvero Dio nell’uomo.
Ecco se Dio è sempre presente ed accessibile con le sue qualità benefiche e positive e se la nostra essenza è partecipe di Dio e se la nostra essenza non ci lascia mai allora naturalmente capiremo che è sempre possibile accedere alle qualità benefiche e vitali che dimorano incessantemente dentro di noi e quelle qualità così belle e curative sono in effetti parte di noi.

Quindi la cura è dentro di noi, sempre accessibile, sempre esperibile ma per raggiungerla dobbiamo fare “cut and clear” ovvero individuare le emozioni e le azioni negative, tagliarle con precisione chirurgica e lasciarle scomparire affinchè la nostra persona non resti intossicata dalla loro presenza.
Per far ciò è necessario prendersi del tempo e studiare le nostre vite, essere presenti per noi stessi e avere la situazione sotto occhio, sapere cioè cosa sta accadendo e di quale entità sia il problema che viviamo. Dopo ciò dobbiamo, attraverso la meditazione, la preghiera e l’esercizio continuo (esistono molte pratiche e tecniche) cercare di raggiungere quel luogo prima del dolore e sforzarsi di rimanere lì il più possibile, come una persona colta da un temporale in un parcheggio si ripara dentro la sua auto, egli è in mezzo alla tempesta, la osserva e ne sente il forte rumore ma non si bagna perché è protetto dal veicolo.
In Rastafari pratichiamo la fede come attività reale e costante, esse deve essere un impegno che spesso ci sembra superare le nostre capacità, sarebbe molto più semplice infatti lasciarsi andare al dolore ma è proprio quello il momento in cui dobbiamo avere più tenacia e provare ancora di più.
La vita ci offre innumerevoli presupposti di felicità e di ottimismo, dobbiamo imparare a coglierli, coltivarli e farli fruttare.  A volte se non vogliamo o non riusciamo a farlo per noi stessi allora facciamolo per i nostri cari che meritano il nostro benessere perché quello è anche il loro benessere.

Quando non riusciamo a farlo da soli allora facciamolo fare a qualcun altro dentro di noi, può essere un parente un amico o un fratello o una sorella nella Livity, una persona ispirata e forte che teniamo viva dentro di noi e la cui energia può essere capace di sciogliere dei nostri “nodi” ed insegnarci automaticamente la strada verso l’auto guarigione, mantenendo in noi la sua presenza viva e dando a lui/lei la nostra fiducia impareremo che le risorse sono sempre accessibili dentro di noi perché la qualità che lui/lei hanno applicato un giorno diventeranno nostre e non avremo più biosogno di affidare la risoluzione ad altri perché saremo cresciuti e capaci di aggiustare le cose da soli.

In Rastafari sappiamo che la vita ha un grande potere curativo, in essa purtroppo a volte troviamo difficoltà che ci “avvelenano” ma sempre dentro di lei troviamo gli antidoti a queste intossicazioni e possiamo guarire e vivere bene. Dobbiamo restare saldi sul fatto che nessuna esperienza in questa vita può essere soltanto negativa ma porta sempre una potenziale fonte di salvezza che dimora nella vittoria che il King of Kings ha compiuto sul male e con lui anche noi abbiamo già vinto il male.

Una volta raggiunta questa altezza e volenterosi di abbracciare questo modo di vivere… sarà soltanto questione di tempo e tanta pratica.

sabato 6 maggio 2017

Affrontare le difficoltà con la Livity Rastafari




La consapevolezza Rastafari è ciò che può salvare le persone alla ricerca di una terra ferma e solida nel trambusto delle incertezze della vita.
Ian’I non segue una religione o una filosofia perché queste non necessitano della componente che è alla base della Livity, ovvero l’esperienza reale.
Questa esperienza non è un processo concettuale fatto di grandi parole e spiegazioni, anche se ovviamente per spiegare la dottrina Rastafari c’è, a volte, necessità di parole e ragionamento.
 Ciò che dovremmo realmente perseguire è la comunione e l’affidamento al Creatore lasciando che ogni aspetto della nostra vita possa essere illuminato dalla Sua presenza.
Proprio come la luce del sole tocca ogni parte di una vasta vallata così la Sua presenza può illuminare ogni aspetto delle nostre vite.
La nostra pratica di vita è appunto quella di ricercare e perseguire l’esperienza del Regno di Dio qui ed ora, non in un futuro lontano.

La condivisione della nostra esistenza con il Creatore può risultare più semplice nei momenti di distensione e tranquillità, quando la mente è già rilassata e più propensa ad apprezzare la bontà di questa vita e di conseguenza del suo artefice.
La vera prova spesso avviene però nei momenti difficili, nei periodi in cui ostacoli e pietre d’inciampo mettono alla prova il nostro spirito, autocontrollo e fiducia nel bene.
Questi sono i momenti di grande sofferenza ed incertezza, causati da problemi o impedimenti di reale entità che destano in noi paura, preoccupazione, destabilizzazione e soprattutto portano la nostra mente a viaggiare all’interno di una “città della paura” in cui ogni strada è colma di immagini e proiezioni angosciose di ciò che potrebbe succedere. In questa città ogni vicolo ed ogni strada sono colme di ansia e il sentimento che si percepisce è il timore, noi ci troviamo come dei passanti che freneticamente camminiamo osservando a destra e a sinistra raffigurazioni negative che potrebbero accadere alle nostre vite, quando una strada finisce se ne apre un’altra con un pensiero ed un’immagine ancora più brutta di quelle che avevamo appena passato.
Questo luogo è l’inferno della nostra persona.
C’è da sapere però che esso non è reale, è una macchinazione del nostro cervello, un film attivato dalle nostre capacità sensoriali e dai processi cognitivi che la nostra mente prevede, è una fiction i cui registi sono i nostri neuroni e la casa cinematografica è la nostra paura, noi veniamo usati come attori non volontari e i nostri pensieri manovrati come burattini di legno.

Forse nella nostra vita seriamente ci sono i presupposti per un problema e per una preoccupazione, ma l’esagerazione e il senso di costrizione ed angoscia sono provocati dalla nostra predisposizione mentale. È il caso di fermare tutto ciò, e questo è possibile.
Esistono tecniche ed esercizi validissimi per invertire questo processo e ritrovare serenità in quei momenti ma il modo di vivere di Ian’I si spinge oltre.
La Livity Rastafari infatti ci offre la possibilità di affrontare la problematica da un altro aspetto piuttosto di essere risucchiati nel vortice, infatti la nostra è una fede e come tale prevede affidamento. Ma a chi o a che cosa?
 Ebbene secondo la nostra dottrina il Creatore manifestatosi nel Suo Messia Haile Selassie Primo è Dio di bene e di conseguenza tutto ciò che proviene o scorre verso di Lui è bene profondo, pace ed equilibrio. Non perseguiamo infatti una religione di cieca sottomissione ma invece di divina condivisione in cui Dio sceglie di elargire all’uomo la Sua grazie e quindi offrirgli di vivere alla Sua presenza, questo conferirà all’essere umano un forte senso di forza, serenità e soprattutto salute e benessere, consapevolezza di stare al posto giusto nel momento giusto e fare la cosa appropriata anche durante i periodi di prova. L’uomo diventa così un microcosmo o meglio, come l’Ortodossia e la Livity Rastafari giustamente ci insegnano, un micro-dio, una personificazione del divino nell’umano, un completamento attivato dalla Spirito che fa rinascere e rigenera l’uomo.
Ecco, il problema è che questo fondamento di fede è più facile da ricordare e riconoscere quando stiamo bene ma diventa così difficile da vivere quando invece la vita ci mette all’angolo e continua a sferrare colpi.

Ecco qui è la grande potenza della Livity.
Non stare più in quell’angolo. Ma per uscire dobbiamo uscire dal pensiero che siamo condannati dalla vita a stare in quella strettoia, dobbiamo realizzare che forse è la nostra mente che tende a volerci tenere in quella condizione ed essere vittima della sventura subendo e subendo come un pugile in seria difficoltà.
Quell’angolo è la rappresentazione delle nostre limitazioni, non sappiamo cosa poter umanamente fare perché sentiamo di aver già provato tutto e che nulla ha realmente funzionato, veniamo bloccati da un senso di forte impotenza che ci tiene confinati tra le corde del ring della vita.
A questo punto possiamo scegliere due strade: o rimanere vittime dei colpi e continuare a soffrire autogiustificandoci con una serie di spiegazioni mentali che non fanno altro che rinforzare la nostra impotenza e di conseguenza distruggono la fiducia in noi stessi, oppure affidarci interamente e totalmente al Re dei Re in quanto noi non possiamo più fare nulla per cambiare la situazione.

Quando e se questo processo avviene noi usciamo come per magia da quell’angolo e torniamo al centro del ring nella posizione di poter gestire la situazione con visione chiara e lucida. Infatti affidarsi a Lui significa riconoscere che noi le abbiamo tentate tutte e purtroppo abbiamo esaurito le possibilità, quindi possiamo soltanto fare affidamento a Chi invece è la fonte inestinguibile di possibilità.
Così usciremo dall’angolo perché non ragioneremo più con la mente ed i suoi processi dualistici ma invece vivremo nello spirito di fede che è aperto, vasto, pieno di possibilità, benevolo e soprattutto non in conflitto ma che infatti dimora prima del conflitto.

Quando la situazione diventa troppo pesante allora facciamo fare al King, o lasciamo fare allo spirito dei nostri fratelli e sorelle Rastafari che sparsi su questa terra manifestano la vita illuminata che può salvarci. Essi infatti hanno abbracciato la fede e hanno tenuto salda nelle mani la bandiera della Livity, se loro l’hanno fatto è perché la strada di vita Nyah Binghi è ricolma di benedizioni e di possibilità di bene, e questo è anche per noi  quando siamo nella difficoltà.
È una grande prova di fede, prevede infatti impegnarsi duramente per lasciar andare le proprie convinzioni e proiezioni mentali (che quando soffriamo sembrano così vere) e mettere tutto in mano alla Persona del Re dei Re. Con tutta l’iniziale incertezza e reticenza che questo processo porta con sé, esso è in realtà la vera cura verso l’afflizione della sofferenza.
Abbandonarci con tutte le forze a Dio come fondamento dell’essere provoca l’immediato svanimento delle paure e delle incertezze. Questo perché non facciamo più affidamento sulle nostre capacità umane ma accediamo alla parte spirituale e divina di noi stessi che è libera dai conflitti e soprattutto è carica di energia e quindi capace di rigenerarci in quei momenti di stress.

L’angolo infatti può tenere in trappola la nostra parte umana e limitata, ma non potrà mai ingabbiare la nostra persona spirituale ed infinita. 

Lasciar andare il peso e metterlo nelle mani del King ci offre la possibilità di riprendere fiato e ci fa crescere nella certezza che siamo nelle mani del Padre proprio come quando eravamo piccoli e naturalmente ci abbandonavamo ai nostri genitori per ogni minima cosa.
 Usciamo quindi dalla trappola e permettiamoci di osservare le bellezze di questa vita, la luce del sole riflessa sulle foglie e le risate semplici dei bambini, la presenza della vita nella natura, l’amore dei nostri cari e il fatto che tutte le cose più belle di questa esistenza sono gratuite ed accessibili. Questi elementi ci aiuteranno a superare la difficoltà, a scoprire che esistono delle possibilità che forse non avevamo considerato prima perché troppo impegnati a prevenire i colpi.

Se usciamo dall’angolo allora potremo vedere tutto più chiaramente e accadrà qualcosa id meravigliosamente incredibile: osserveremo da dietro l’avversario continuare a sferrare pugni al vuoto.
A quel punto potremo finalmente scendere dal ring e passeggiare lontano.


sabato 22 aprile 2017

La folgore che brilla da oriente, Haile Selassie Primo e la Livity Rastafari



Continuano le celebrazioni per la Visita di Haile Selassie Primo i Jamaica, sono passati cinquantuno anni da quel giorno e Ian’I Rastafari ancora deve ben meditare per comprendere quanto importante sia stata e quale grande risonanza abbia avuto sul Movimento e la storia mondiale in generale.

Rendiamo grazie per le bandiere verde giallo rosso che hanno colorato l’atmosfera in questi giorni, per i tamburi che hanno suonato e per le preghiere che sono state innalzate.
È un unico destino quello che appartiene ad Ian’I ed è bene contemplare la grandezza e la bellezza di ciò che abbiamo. È bene sedersi e osservare la propria vita dall’alto per capire ciò che realmente è concesso ad Ian’I.
Il Movimento Rastafari, dopo ben ottantasette anni di crescita e diffusione ha raggiunto i quattro angoli del pianeta, proprio come la “folgore che brilla da oriente verso occidente”.
Questa luce abbagliante è infatti la presenza di Haile Selassie Primo.
Questo passo del Vangelo si riferisce infatti al Cristo nella Sua Seconda venuta, e recita infatti: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Mt 24,27)” ed ha diverse interpretazioni.

La folgore è infatti una fortissima scarica elettrica tra due nubi temporalesche o fra una nube e la terra..vale a dire un fulmine. Questo vocabolo ha però anche un significato più generale e figurato ed esprime anche una lucentezza, uno splendore.
Ecco, le Scritture ci dicono che  Il Messia sarebbe tornato quando questo fulmine-splendore avrebbe brillato da oriente ad occidente. Ian’I medita sul significato di queste realtà spirituali e vede che la folgore sta ad indicare non una luce serena e placida ma una luce capace di scuotere l’universo così come un fulmine scuote il cielo notturno spezzando le tenebre ed illuminando la realtà come se fosse giorno.
Questo fulmine è stata la rivelazione del Messia, ovvero la prima venuta del Cristo e la diffusione del messaggio Cristiano.

L’evangelista ci dice infatti che il Cristo sarebbe tornato quando questa luce avesse brillato da una parte all’altra del Creato. Infatti quando il Messia ritorna con il Nome Nuovo di Haile Selassie Primo, il messaggio cristiano si è diffuso in tutto il Mondo, e così doveva essere.
Egli non sarebbe potuto tornare se il terreno non fosse stato già “lavorato” da duemila anni di messaggio Cristiano perché l’umanità non avrebbe avuto la capacità per comprendere ciò che stava avvenendo. Così come Iyasos Krestos veniva al mondo dopo circa duemila anni dalla Rivelazione di Abramo quando il messaggio di Jahvè si era ben diffuso in quello che era il mondo conosciuto all’epoca, così il Re dei Re torna sulla terra duemila anni dopo la Sua prima venuta in cui aveva insegnato la strada per giungere al Regno di Dio.
Ecco che duemila anni di storia e di identità cristiana avevano mostrato anche la corruzione di tutti coloro che si servirono del Cristianesimo per coprire i propri umani e corrotti misfatti, la decadenza e corruzione di un messaggio così puro e salvifico che avevano legittimato crimini come tratta degli schiavi e discriminazione razziale.
In questo contesto di crisi, in cui le nazioni si erano allontanate dal  vero spirito cristiano e dalla carità e spiritualità che sono i cardini del Vangelo ecco che il Messia si rivela nuovamente per radunare il Suo “resto”, e condurlo definitivamente nel Suo Regno. 

“Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (Mt 24,27)” è anche la frase che gridarono i nostri Rastafari Elders appena scorsero l’aereo con a bordo Haile Selassie Primo che spezzava il cielo in discesa verso il Palisadoes Airport di Kingston, in quel 21 Aprile 1966. Canti e grida di giubilo, accompagnati da palme che vibravano nell’aria di quel mattino umido di cinquantuno anni fa. Era il compimento delle promesse, era l’attesa che finalmente veniva appagata.
Il grande fulmine veniva per illuminare la storia del Movimento Rastafari. Il Re dei Re veniva per spezzare la notte, ovvero la discriminazione e l’oppressione in cui i nostri anziani vivevano, Egli veniva per squarciare il cielo oscuro illuminando la strada per il Suo popolo che così tanto anelava ad un intervento divino capace di rincuorare gli spiriti provati dalle prove e dalle tribolazioni. È anche così che interpretiamo  il passo di Matteo.

La persona di Haile Selassie Primo è infatti proprio una grande luce che ha illuminato il mondo intero con un bagliore nuovo ed uno splendore mai visto attraverso le Sue azioni ed il Suo comportamento. Il Messia non ritorna come un ascetico maestro dedito al ritiro e alla meditazione ma come il Supremo Regnante illuminato che manifesta un nuovo modo di governare in armonia con il Creato, il Creatore e le creature, il perfetto equilibrio che può risanare le ferite provocate dalle ingiustizie e dalle violenze di coloro che invece avevano fatto un cattivo uso del potere.
Il fulmine delle Sue parole hanno portato giustizia e rettitudine, era infatti scritto: “Le sue opere sono splendore di bellezza, la sua giustizia dura per sempre (Sal 110,3)”. Haile selassie Primo è la folgore che ha scosso l’umanità con una nuova energia. Infatti questo fenomeno atmosferico è caratterizzato anche dalla presenza di una fortissima carica elettrica che sarebbe capace di illuminare città intere se adeguatamente convogliata o di mettere in movimento motori e macchinari.
Ecco proprio come il Re dei Re che genera un’energia incalcolabile nelle persone che lo accolgono, questa energia creatrice è capace di modellare gli eventi, di superare limiti e barriere, di vincere battaglie mai viste prima, di portare l’umanità verso nuovi standard e nuovi orizzonti.

É l’instancabile vibrazione che pervade l’universo e la Creazione, la vera spinta originaria che caratterizza il Movimento Rastafari, un dinamismo cosmico che è sem pre attivo anche quando la persona riposa o sta ferma.
 Il Leone Conquistatore della Tribù di Judah è la motivazione che accende le generazioni Rastafari e che alimenta questa “macchina” grazie alla Sua fonte assolutamente rinnovabile di energia che è il respiro della vita stessa, il fluire dell’esistenza che mai si ferma ma che sempre nuova si manifesta.

Ecco questa luce può illuminare o può accecare, così come fu per Saulo lungo la via di Damasco che per tre giorni non vide più dopo aver assistito alla folgore che gli portò via la vista. Così è il Creatore nelle nostre vite, a volte per istruirci ci deve accecare affinchè poi, quando recuperiamo la vista, siamo capaci di vedere la vera dimensione di questa realtà e non soltanto la distorsione che vedevamo prima.
Egli è capace di squarciare il cielo scuro delle nostre vite che senza overstanding dimorano nell’ignoranza di ciò che accade, proprio come un fulmine muta per un attimo la notte in giorno così il la potenza di Haile Selassie e la Livity Rastafari offrono la percezione di come sia realmente questa vita nella pienezza dello spirito, sta poi all’individuo scegliere se perseguire quella luce o meno al fine di dimorare in una condizione in cui le tenebre spariscano per sempre..
proprio come dice il Chant: No night in Zion, no night there
Selah