giovedì 21 aprile 2016

la visita di Haile Selassie Primo in Jamaica. 50esimo anniversario



Benedizioni di vita nella casa di Haile Selassie the First, primo in gloria, primo in onore e primo in regalità.

Tra le vicende che affollano le nostre vite sicuramente alcune hanno un posto più rilevante rispetto ad altre, spetta a noi trovare la chiave di interpretazione per comprendere al meglio la loro importanza e l’impatto che possono avere nelle  nostre esistenze.
In questo mese di Aprile così significativo I n I celebra il Giubileo della visita del King of Kings nei Caraibi ed in particolare in Jamaica.

Mezzo secolo di storia è passato e possiamo sicuramente dire che sono stati anni in cui il Movimento Rastafari ha umilmente ma significativamente illuminato il mondo con la sua forza e spiritualità. Dal 1966 infatti la pienezza e la tenacia della nostra generazione hanno potuto liberamente manifestarsi irradiando i quattro angoli di questo pianeta con lo Spirito di verità che ci era stato promesso.
Quale gioia, quale giubilo!

Il 21 Aprile 1966 infatti, fu il giorno più luminoso e significativo per bredren e sistren Rastafari che per quasi quaranta anni avevano tenuto alto il baluardo della fede. Essi avevano  innalzato preghiere al Dio di Abramo che si era fatto uomo per redimere l’umanità in questo tempo di Armagideon.
Ecco per quasi quaranta anni I n I aveva patito discriminazioni e sofferenze, emarginazione e persecuzioni. Ma la voce di chi grida nel deserto doveva essere ascoltata e il canto sulle rive di Babilonia non poteva  rimanere solo nell’aria, il Pastore di Israele doveva rispondere al richiamo del Suo gregge.

E così infatti fu.

Furono giorni di attesa presso l’aereoporto Palisadoes di Kingston per decine di migliaia di Rastafari maestosamente vestiti in red gold and green o in bianco candido.
Alcuni di loro erano scesi dalle montagne e dalle colline, altri erano giunti a piedi da Montego Bay (oggi ci si impiegano quattro ore in auto), altri ancora avevano riempito sacchi interi di iuta con l’erba sacra pronti per ricevere quello che sarebbe stato come un battesimo per loro, per la nazione e per il Movimento in generale.

Tutti noi abbiamo nelle nostre menti l’immagine dei tamburi, delle palme sventolate e delle bandiere innalzate con fierezza tra la folla.
Gloria al Cristo che entrava nella terra culla del Movimento Rastafari così come duemila anni prima entrava in Jerusalem patria del Cristianesimo. Questo fu un evento così pieno di significato e di importanza che interi libri potrebbero essere scritti.
A partire dal momento in cui la folla avvistò l’aereo scendere con i colori dell’Etiopia e la pioggia smise di cadere aprendo le nuvole al sole della vita che arrivava a splendere sui volti dei redenti che tutta la mattina avevano cantato “ Quando Dio scenderà allora splenderà il sole”.

E non solo: in tutte le testimonianze ricorre l’immagine di un vento caldo che immediatamente si alzò ad asciugare rapidamente i vestiti ed i natty dreadlocks dei presenti, parole che si presentano come un miracolo nei ricordi dei testimoni.
Quando alle 13:35 l’aereo atterrò e la folla ruppe le barricate rendendo vani ed improponibili ogni tipo di accoglienza o protocollo diplomatico, ecco che la storia assisteva all’impotenza e alla piccolezza del governo Giamaicano dinanzi alla forza e determinazione del Movimento Rastafari.

Il Re dei Re infatti doveva essere salutato ed accolto dal Suo vero popolo e non da dignitari di un governo che fino a quel giorno avevano stigmatizzato i Suoi figli. Ecco allora grida di giubilo, Salmi e canti Nyah Binghi per esprimere il fuoco che ardeva nei cuori dei presenti.
Ironia della sorte, l’ elite Giamaicana aspettava anch’essa quell’evento con impazienza credendo che finalmente il ‘Povero Sovrano etiopico, gentiluomo Cristiano altamente civilizzato che resterebbe infuriato se soltanto sentisse coloro che usano il suo nome invano’ così come lo definiva Wright nel 1960, avrebbe negato la Sua Divinità sradicando così il Credo Rastafari e ponendo fine a quella generazione di scandalo e vergogna.

Infatti questo desiderio da parte dell’establishment Giamaicano era diventato pressante ed ossessivo. Non  si riusciva a trovare il modo di sopprimere questo movimento, neanche le persecuzioni di tre anni prima ci erano riuscite..anzi dopo Coral Garden migliaia e migliaia di nuovi fratelli e sorelle avevano abbracciato la fede. Si sperava dunque in una dichiarazione diretta di Sua Maestà che avrebbe messo fine a questa ‘follia’ di credenza nata nelle colline e diffusasi poi nei ghetti.
 Il quotidiano di Kingston infatti diceva: “Il loro (dei Rastafari ndt) entusiasmo non è mai stato così alto. Il più grande danno che Haile Selassie possa fare ai Rasta, i suoi seguaci, è quello di dichiarare loro personalmente e pubblicamente che dovrebbero smettere di adorarlo. (The Star, 1966)”
 La storia ci dice infatti che sia la Regina d’Inghilterra che diversi ed influenti esponenti della Cristianità mondiale avessero personalmente chiesto a Sua Maestà di rinnegare la Sua divinità.

Ma come ben sappiamo in realtà fu tutto l’opposto.
L’Imperatore fece dichiarazioni pubbliche e private che tendevano soltanto ad affermare che Egli era LUI, molti infatti affermano che Egli stesso abbia dichiarato : “Holy priests, warriors and traitors, be still and know that I am He”.
E, ancora più rilevante, Egli  manifestò la Sua Persona Divina attraverso azioni e gesti.
Il comportamento di Sua Maestà infatti stupì e contraddisse le aspettative dell’elitè caraibica soprattutto quando invitò un gruppo di Rastafari bredren a pranzare con Lui a Kings House.
Sconvolti, i parlamentari e dignitari giamaicani non poterono fare altro che accettare la richiesta aprendo le porte del Parlamento ai dreadlocks Rastafari che per la prima volta nella storia entravano in quel luogo dietro invito ufficiale.

Invitando i Rastafari a mangiare con Lui, Sua Maestà manifestava di essere il Cristo che spezzava il pane con i Suoi discepoli, Egli mangiava e parlava con coloro che erano gli intoccabili della società giamaicana. Egli fece ciò sotto lo sguardo di tutti, confermando lo status speciale dei Rastafari rispeto alle istituzioni “romane” e confermando la loro elezione.
Un settimanale Rastafari dell’epoca così descriveva la scena: “Per la prima volta nella storia della Jamaica, i Rastafari Brethren e altre persone del Back to Africa movement erano ufficialmente invitati a Kings House. Gloria alla visita dell’ Imperatore Haile Selassie Primo. Nonostante fossimo nati qui, questo privilegio non ci fu mai esteso fino al 21 Aprile 1966… C’era un gruppo molto misto a Kings House. C’erano i Rastafari, ma anche gli aristocratici, i contadini e gli ‘intoccabili’. Era un’occasione unica in cui si incontravano gli abbienti e i non abbienti. Ci voleva Ras Tafari in persona per manifestare nella realtà che “tutti gli uomini sono stati creati uguali”. Il Re dei Re e Signore dei Signori non si riteneva troppo in alto se aveva lasciato il suo Sommo Trono in Etiopia e  venire a sedere su una sedia a Kings House tra i servi della terra” (Ras Trevor Campbell, Ethiopia Calls 1966)

Tra gli aristocratici e i parlamentari ecco sedere i Rastafari, contadini e reietti, la Persona di Sua Maestà manifestò nella realtà che tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio.
L’elezione speciale dei Rastafari fu anche confermata dall’invito esteso ad un gruppo di fratelli a ricevere medaglie d’oro direttamente dalla mano del Re dei Re. Anziani e noti fratelli furono infatti ricevuti da Egli che presentò loro medaglie ufficiali mentre ai dignitari giamaicani furono presentati doni, agli occhi di molti meno significativi, come portasigari  ed altri oggetti vari.

Durante i Suoi incontri pubblici Sua Maestà si espresse in amarico con traduttore al seguito, i fratelli e le sorelle non poterono fare a meno di notare che invece quando parlava con i Rastafari usava l’inglese senza intermediari per la traduzione.
Ci furono diversi incontri tra Sua Maestà e i bredren, in uno di questi l’Imperatore ringraziò personalmente Bro.Douglas Mack ricordando le sue due visite in Etiopia nel 1961 e nel 1964. Il Re dei Re si espresse così : ”Sono contento di sapere, e ti ringrazio che continui il tuo lavoro con la tua gente qui. Hai svolto un compito significativo” (Daily Gleaner 23, aprile,1966).

Gesti e dichiarazioni come queste lasciarono i parlamentari ed il popolo intero totalmente sorpresi, non solo infatti l’Imperatore stava ricevendo i Rastafari ma addirittura si complimentava con loro per l’eccellente lavoro svolto!
Era esattamente l’opposto di quello che l’elite e l’establishment si aspettavano.
Per tre mistici e messianici giorni che la storia Giamaicana ricorda come “una naturale euforia nazionale”, il Re di Re visitò il Paese in lungo ed in largo, incontrando i Rastafari in tre diverse occasioni ufficiali così come le persone che dalle campagne arrivavano incuriosite a vedere il ”Dio dei Rasta” che era venuto a salvarli e a riscattarli.
In un certo senso fu proprio così.

Il movimento Rastafari fu definitivamente rinforzato e reso ufficialmente immortale.
La visita e l’approvazione del Re dei Re che era venuto a benedire i bredren e ad asciugare le loro lacrime proprio come il sole, all’arrivo dell’aereo, li aveva asciugati dalla pioggia, rimase un evento di massima gioia e significato.  I tre giorni di Aprile 1966 restano nella tradizione nazionale e nell’immaginario Rastafari mondiale come un evento monumentale con cui il Re dei Re cambiò la storia manifestando con con azioni e non solo a parole, fondamentale caratteristica della Sua Persona Divina, la redenzione attraverso la Sua presenza.

La Sua visita ha innescato l’immortale ed unico decollo che la Livity Rastafari ha intrapreso lungo tutta la Creazione, da lì a poco la Reggae music ed il suo messaggio consapevolmente ribelle avrebbe oltrepassato l’oceano diventando un potente grido di liberazione, Marley sarebbe diventato il volto della libertà e del rispetto, i fratelli e le sorelle Rastafari un punto di riferimento internazionale per tutti coloro sensibili ai diritti umani, alla pace, all’amore e alla giustizia.

Non a caso nella tradizione giudaico-cristiana spesso la salvezza si presenta ad Israele sotto forma di visita da parte di Dio.
Il Creatore infatti più volte viene a visitare il Suo popolo per salvarlo, a volte con una punizione ma spesso attraverso una benedizione. Numerosi sono gli esempi nelle Sacre Scritture di interventi divini volti a proteggere o rinforzare il Suo popolo salvandolo dai nemici e dagli oppressori.

Pensiamo ai Patriarchi ai quali Dio faceva visita dando istruzioni o comandi, o a Mosè che tramite una visita di Dio viene istruito riguardo alla liberazione di Israele dall’Egitto, oppure ai profeti che vivevano l’esperienza della visita dello Spirito di Dio, così come l’esilio in Babilonia che ha fine quando il Signore visita il Suo popolo per ricondurlo a casa.
Sempre tramite visite, il Messia Iyasos Krestos viene tra i suoi discepoli come tra le folle e per compiere le Scritture, avviene che alcuni lo riconoscono mentre altri no.

Infatti la rivelazione è riservata ai cuori pronti ad accoglierla:”Un grande profeta è sorto fra noi, e Dio ha visitato il suo popolo” (Lc 7,16).
E così fu quel 21 Aprile di cinquanta anni fa.

(messaggio edito nella Newsletter di F.A.R.I con il titolo 'messaggio del Cappellano', numero di Aprile 2016)