sabato 6 aprile 2019

Rastafari, un'antica novità Pt. 2


Se impariamo ad osservare con attenzione vediamo che questa vita è in realtà ricolma di miracoli.
Nella Livity Rastafari ci impegniamo a riconoscere e poi celebrare questi miracoli perché derivano direttamente dal Creatore e sono in effetti manifestazioni della Sua grande opera.

Spesso siamo portati a pensare ai miracoli come a degli eventi straordinari, quasi magici quando in realtà ne facciamo esperienza in ogni attimo della nostra esistenza. La vita dell’essere umano e la storia del popolo biblico sono pieni di prodigi, e questi sono universali e senza tempo.
Essi hanno la stessa valenza per l’essere umano contemporaneo così come la avevano duemila anni fa o ancora prima quando i patriarchi percorrevano il deserto per raggiungere la Terra promessa loro da Dio.

La Livity Rastafari e il messaggio biblico hanno un’enorme potenza rinnovatrice, ma per comprenderne la grandezza è fondamentale capire cosa intendiamo per rinnovamento.

La Bibbia ci dice che durante il nuovo esodo Dio “farà una cosa nuova, aprirà una strada nel deserto, dei sentieri nella solitudine (Is 43,19)”. Le Sacre Scritture promettono che il popolo di Israele verrà un giorno ricondotto nella Terra e lì rivelerà la Sua gloria e vi stabilirà la Sua potenza su tutti i popoli (Is 45,14-17).
Nella Livity Rastafari leggiamo queste parole come l’annuncio del ritorno del Cristo come Re dei Re, il Messia Regale e quindi il regnante della casa di Davide nuovamente sulla Terra per manifestare il governo di Dio e amministrare la giustizia secondo il sincero e puro spirito Biblico.

Questa è la salvezza messianica.

Essa non è un qualcosa che avviene dopo la morte né un avvenimento prodigioso da effetti speciali, ma un rinnovamento delle dinamiche di questo mondo secondo dei parametri santi, giusti, ricolmi di spirito e di corretta condotta.
Ecco la Nuova Creazione (Is 41,20; 45,8; 48,6).
La salvezza e redenzione del genere umano sono il rinnovamento di questo mondo.
Questo rinnovamento arriva attraverso un modello che è Haile Selassie Primo e le sue azioni sono quindi i parametri su cui si fonda questa nuova umanità.
Infatti è scritto che il liberatore di Israele sarà il suo Creatore stesso (Is 43) ecco perché la liberazione non poteva avvenire per mani di un semplice uomo ma attraverso le opere del Messia regale.
Le Scritture infatti ci parlano di un “nuovo Davide” (Ez 34,23) e anche una nuova Terra Santa (Ez 47, 13-48) che verrà chiamata con un “nuovo nome” (Is 62,2;65,15).
Chi è questo nuovo Davide e quale è il nome di questa nuova Sion?
Egli è Haile Selassie Primo il nuovo Adamo che viene per rendere tutto nuovo e la terra è l’Etiopia, la “Black Zion”, il nuovo popolo di Israele in mezzo al quale il Signore stesso vive e regna (Ez 48,35).

Ian’I popolo Rastafari guarda quindi ad His Imperial Majesty come il rinnovatore che riporta questa Creazione ad una sua forma nuova ma allo stesso tempo antica, originale. Una condizione in cui umanità e Dio sono uniti e non separati come si vede nella società di babylon.
Questa è la Livity Rastafari, così nuova ma anche così antica da essere senza tempo e sempre valida in qualsiasi epoca perché è un modo di vivere connesso al Creatore che non è soggetto a ore, minuti o giorni. Proprio come il bastone su cui si poggia Giacobbe prima di benedire, esso è infatti prefigurazione della Livity, la condotta di vita per vivere ed elargire le benedizioni vitali.
Quando viviamo in Rastafari allora impariamo ad apprezzare ogni attimo come esempio di questo rinnovamento ed in un certo senso, viviamo e celebriamo questa costante novità proprio perché esistiamo in Dio che è sempre nuovo.

La parte divina dell’essere umano è senza epoca e non invecchia, non deperisce ma anzi fa rimanere l’uomo giovane perché offre freschezza e rigenerazione.
Il nucleo intimo ed essenziale dell’essere umano è infatti divino e anzi potremmo dire che è Dio stesso. In Rastafari diciamo che il corpo è il tempio dell’Onnipèotente e questo significa che Egli dimora dentro ognuno di noi e tutti ne avvertono la presenza prima o dopo. Sta a noi scegliere se coltivare quella.
Quando accediamo a quel luogo dentro di noi allora avvertiamo una freschezza e leggerezza non create da desideri materiali ma ci sentiamo bene lì dove siamo e avvertiamo di non avere bisogno più di tanto perché tocchiamo direttamente le bellezze della vita stessa e ci sentiamo fortunati, ricchi, appagati.
Quelli sono momenti di consapevolezza, quando facciamo diretta esperienza del Regno di Dio e sappiamo che esso è accessibile qui e ora nonostante le avversità e le preoccupazioni della vita quotidiana.

Ecco la novità di Rastafari, ci fa vedere le vecchie cose come nuove e tutto risplende di una luce che prima non percepivamo. Allora tutto canta e grida di gioia (Sal 65,13) è ogni passo delle nostre esistenze diviene come una preghiera. Lungo questo cammino, crescendo in questa via di vita, ci accorgeremo che le preoccupazioni ed afflizioni che una volta non ci facevano dormire sembrano ora solo un vecchio ricordo sbiadito ed innocuo che ci fa sorridere proprio come un bambino che crede di poter sfidare un adulto agitando in mano un rametto di fico a mo’ di spada.

Allora la vita diventa un canto e ogni canto ha un senso vitale, ogni vicenda ha un significato e ogni luogo di questa Creazione è casa nostra.  
Ogni momento è manifestazione di questa rigenerazione, di questa nuova nascita e di questo nuovo regno in cui viviamo. Ed è tutto presente dentro di noi, non dobbiamo cambiare corpo o trasformarci esteriormente ma dobbiamo invece imparare a vivere in maniera diversa, da persone libere che hanno spezzato le catene con l’esempio di Haile Selassie Primo e la pratica di vita Rastafari.

Prendiamo quindi una boccata d’aria fresca e impariamo dal nostro respiro che sta con noi da quando nasciamo ma che è allo stesso sempre nuovo.



sabato 30 marzo 2019

Rastafari, un’antica novità




Guardiamo fuori dalla finestra e vediamo una stagione che si rinnova, un nuovo inizio che colora i paesaggi di sfumature calde e confortanti che annunciano che il freddo è ormai passato.

La I-ration (Creazione) si rigenera in un canto nuovo così pieno di calore che invita gli esseri viventi ad uscire dalle loro tane, ad amarsi e a riprodursi come se la vita stesse per iniziare proprio ora.
I Salmi descrivono in modo meraviglioso questo rinnovamento stagionale e lo attribuiscono al “soffio di Dio” che ha la capacità di rendere tutto nuovo. (Sal. 104,30).
È come se questo mondo fosse nuovo ma allo stesso tempo sempre esistito.

Respirando le prime ventate di aria più calda e profumata di clorofilla, Ian’I medita sulla Livity Rastafari e la sua essenza, questa esperienza di vita in comunione con il Creatore e la forza vitale che permea questa Creazione.
Rastafari è una novità ma allo stesso tempo una via di vita antica ed originale.
Incontro di passato e futuro nell’esperienza presente, un miracolo di vita, un segno senza tempo che profuma sempre di nuovo.

Questo modo di vivere infatti esisteva prima di me e di tutti noi, prima ancora degli apostoli che credettero “vedendo veramente” e divennero pescatori di anime, prima dei profeti che venivano svegliati di notte dalla voce del Creatore che a loro parlava, prima ancora dei grandi re che difendevano l’Arca, prima di Davide che era così piccolo per pascolare il gregge di suo padre che venne scelto come il più grande per amministrare l’eterno gregge del vero Padre celeste, prima ancora delle Dodici Tribù d’Israele che mangiavano il grano promesso prima del grande esodo.

Questa Livity era presente quando il vecchio Giacobbe che aveva addirittura combattuto con Dio, prima di morire benedisse ciascuno dei figli e “si prostrò, appoggiandosi sull’estremità del bastone” (Eb 11,21).
Ecco quel bastone era il Cristo, la via del Christ-Man, ovvero la Livity Rastafari.
Bastone perché sorregge il peso del corpo durante la marcia così come la Livity sostiene l’essere umano nel suo percorso vitale ed esistenziale.
Con il bastone infatti puoi indicare la direzione puntando lontano così come la Livity è il nostro strumento per indicare a noi stessi e agli altri la strada da seguire per giungere alla felicità del cuore e il benessere del corpo.
Se osserviamo attentamente, vediamo che un anziano non lascia mai il suo bastone, lo appoggia accanto al suo letto prima di dormire e lo riprende al momento del risveglio, così la Livity Rastafari che resta sempre con Ian’I in ogni momento della nostra giornata, costante compagna di questo lungo e dolce viaggio.
Con il bastone si scacciano animali che ci assalgono o si scostano i rovi che ci impediscono il passaggio lungo il nostro sentiero, ecco che con la Livity scostiamo la sofferenza e le trappole della vita umana e scacciamo gli ostacoli e gli intralci che vorrebbero farci arrestare lungo il nostro percorso di liberazione e di realizzazione.
E se in effetti ci pensiamo, in questo mondo odierno, iper-tecnologico e semi robotizzato, vediamo ancora anziani usare un semplice bastone di legno così come avrebbero fatto ai tempi di Noè o dei grandi Patriarchi antichi.
Uno strumento senza tempo che continua a svolgere la sua funzione senza curarsi di epoche e generazioni che passano.

Allo stesso modo sopravvive la Livity Rastafari, via di vita antica ed originale che si può applicare perfettamente a qualsiasi era o contesto sociale. Perché essa è antica ma sempre nuova.
Come la Primavera rinnova il manto dei campi senza tempo facendoli sembrare ogni volta giovani, così la Livity rinfresca l’animo e il cuore dell’uomo che resta perenne ragazzino di fronte alla grandezza della vita e alla bellezza della Creazione.
Quando custodiamo dentro di Ian’I la persona di His Imperial Majesty e la Sua potenza rinnovatrice allora facciamo realmente esperienza della Nuova Creazione e apriamo la strada nel deserto del nostro cuore indurito da babylon e dalla solitudine di un mondo scettico e spiritualmente dormiente.
È proprio questa “strada nel deserto” ( Is 43,19) che è il nuovo cammino in cui verremo ricondotti a “casa” dai prodigi dell’Onnipotente che ci renderà parte di un regno antico ma sempre nuovo di cui Egli stesso è sovrano così come oramai è “sovrano su tutti i popoli” (Is 45, 14-17).

Questa è una nuova realtà, un nuovo giorno, una nuova vita che deve essere celebrata, come dicono le antiche profezie, con un canto nuovo (Is 42,10: Sal 149,1) ed ecco perché, non a caso, Ian’I Rastafari ha invaso il mondo con il ritmo Nyah Binghi e la musica Reggae che sono la colonna sonora globale di questa nuova umanità che “tutto il mondo intona”, proprio a conferma dei passi biblici (Sal 96,1).

E noi, piccoli partecipanti di questo rinnovamento possiamo ora finalmente camminare liberi e guardare lontano facendo cadere il peso che ci impediva di essere leggeri perché ci è stata data un’opportunità per vedere tutte le cose rinnovate.
Chi ha corso per una vita intera può finalmente riposarsi, colui che ha faticato invano cercando la strada di casa ora è finalmente tornato al suo cancello, chi era triste e depresso e si era appassito sul ramo, ora è tornato un frutto fresco capace nuovamente di vedere il semplice e fresco mistero dell’esistenza.



sabato 2 marzo 2019

La vittoria nella Livity Rastafari


Continuiamo ancora a celebrare ciò che accadde centoventitre anni fa sulle cime dell’altipiano di Adua in Etiopia.
Lì infatti l’esercito etiopico spezzò il silenzio e la fresca nebbia del mattino cogliendo di sorpresa l’invasore italiano che tentava di conquistare la terra più antica della storia. Adua fu una sconfitta per chi credeva di poter imporre male e oppressione, arroganza e ignorante violenza.
Allo stesso modo fu una grandissima vittoria per chi credeva nella dignità di un popolo libero e nella profonda ricchezza che si trova nell’essere padroni del proprio destino. Adua fu una vittoria non soltanto per gli Etiopi ma per tutti gli africani che da lì a meno di un secolo avrebbero liberato definitivamente il proprio fantastico continente dallo squallore coloniale che aveva oscurato il sole dell’indipendenza per ben quattrocento anni.

Festeggiando Adua non possiamo soltanto pensare ad una vittoria militare, né semplicemente ad un successo di strategia bellica. Nonostante l’importanza politica che questo evento ebbe sul panorama internazionale troviamo in esso l’opportunità di scendere più a fondo e riflettere sulla vittoria in Rastafari ad un livello più profondo, intimo, personale ed esistenziale.
Nella Livity Rastafari impariamo a credere e a sapere che il bene vince sul male e questo concetto è alla base della pratica di vita di Ian’I.
La Livity Rastafari infatti è una continua esperienza di questa realtà. Ian’I siamo fiduciosi e confidenti nella vittoria del bene sul male. Non è soltanto uno slogan o una frase fatta bensì una vera e propria pratica di vita che ci impegniamo ad esercitare ogni giorno di questa esistenza.

La vittoria non è un voler spadroneggiare sul più debole, imporre la propria supremazia sul prossimo né approfittarsene per render l’ego più forte e superbo. Non è così.
La vittoria in Rastafari è un livello di esistenza in cui il bene divino si manifesta e vive solidamente nonostante le possibili avversità.
La vittoria è il fluire vitale, naturale e spontaneo in accordo e perfetta comunione con la grazia divina che si manifesta nella Creazione. Essa è il bene che ha prevalso sul negativo e ha vinto quest’ultimo ristabilendo l’ordine naturale ed orinario degli eventi che è essenzialmente buono, benefico e divino.
L’essenza di questa Creazione è la vittoria stessa, l’essenza della vita è la vittoria stessa, Dio è vittoria così come l’uomo è vittoria.
L’universo e questo mondo sono manifestazione diretta di questa vittoria e tutta l’umanità ne fa costante esperienza durante l’esistenza.

Ogni vittoria presuppone una lotta.

Questo scontro è quasi sempre interno a noi. Anche quando gli eventi problematici che ci mettono in crisi e che minacciano la nostra pace sono a noi esterni, il loro effetto e la loro percezione e soprattutto la nostra reazione sono fattori del tutto interni alle nostre persone.
Considerato che la realtà esteriore è un riflesso della nostra realtà interiore, in Rastafari sappiamo che modificando noi stessi potremo modificare gli eventi intorno.
Ecco che la prima vittoria è interna.
Quando vinciamo lo scontro contro i nostri limiti, le nostre paure, quando ci liberiamo delle ansie e delle macchinazioni mentali allora iniziamo ad incamminarci lungo la via della vittoria.
Ogni lotta ha dei combattenti e nelle nostre vite siamo noi stessi a volte a dover impugnare in arma ed uscire dall’accampamento prima che il sole sia alto per sorprendere il nemico ancora assopito tra le luci dell’alba. Ma non c’è nulla di violento e nulla di aggressivo.
La nostra lotta è la consapevolezza, la spada la pratica di vita, lo scudo è la fede, la vittoria sarà il regno di Dio qui, ora e manifestato da noi stessi.
La vittoria in Rastafari è un lungo percorso di cui possiamo fare esperienza a livello personale o comunitario, nelle nostre singole vite così come nel mondo intero.
La vittoria non esattamente un punto di arrivo ma un percorso, forse un nuovo inizio. Essa è un esercizio che all’inizio ci sembra cosìdifficile ma che impariamo a perfezionare di giorno in giorno. Osserviamo noi stessi e le nostre azioni proprio come in una palestra osserviamo i nostri corpi allo specchio e perfezioniamo i movimenti per raggiungere la corretta posizione.
A volte abbiamo un maestro che ci aiuta e ci indirizza ma poi impariamo a sviluppare noi stessi quella consapevolezza e diveniamo noi maestri di noi stessi. Così ci osserviamo, ci studiamo, cresciamo e ci perfezioniamo finché non riusciamo a compiere quell’esercizio in maniera corretta e allora gioiamo del frutto del nostro impegno. A quel punto però non smettiamo di frequentare la palestra ma iniziamo a studiare una nuova posizione o un nuovo esercizio e così diamo inizio ad un nuovo percorso che metterà in pratica ciò che abbiamo appena imparato.

E così nella Livity Rastafari. Ci impegniamo a vivere e a fare esperienza della vittoria. Allora ogni circostanza è occasione per scoprire la vittoria e mettere in atto l’esercizio che ad essa ci porta. A volte dobbiamo mobilitarci di più mentre a volte dobbiamo invece fermarci e non fare nulla se non semplicemente essere.
La vittoria si manifesta soltanto quando gli elementi e le condizioni per essa necessarie si manifestano.
Il benefattore che mette a disposizione questi elementi è il Creatore, i catalizzatori che mettono loro in moto e li fanno funzionare sono gli esseri umani.
La vera lotta è assenza di lotta. La vera vittoria è assenza di combattimento.
Un sottile equilibrio in cui lavoriamo costantemente per tenere accesi gli elementi che renderanno possibile la vittoria, ovvero totale sicurezza di essa, fede, coraggio, non gettare la spugna, convinzione, umiltà, introspezione, contenimento ed equilibrio; ma allo stesso tempo non attacchiamo il nostro cuore a sentimenti di rivalsa, vendetta, violenza, arroganza, abuso, autogiustificazione, selfing (processo mentale in cui avvertiamo che tutto gira intorno a noi e che tutto dovrebbe funzionare come noi dettiamo in quanto, secondo la nostra cieca opinione, così meritiamo), non cadiamo nello scoraggiamento e nella perdita di autostima che sono il riflesso opposto della violenza sull’ aggressore, infatti perpetuando questi sentimenti siamo noi a imporre violenza su di noi.

La vittoria nasce dentro noi stessi e spesso ciò che possiamo fare è continuare prima di tutto a generare l’energia giusta affinché essa possa manifestarsi. Di pari passo modificare con scrupolosa attenzione le nostre azioni ed i nostri comportamenti.
La vittoria si manifesta di fronte ad ingiustizie, accuse, circostanze avverse ma la maggior parte dei nostri problemi sono auto creati e sono il frutto di scelte, comportamenti e posizioni che noi stessi abbiamo preso. Ecco perché la vittoria esistenziale deve e può solamente nascere dentro di noi.
Allora dobbiamo fermarci e sederci sotto il sole che non giudica nessuno ed imparare ad osservare le cause e gli effetti del destino che noi stessi abbiamo creato per noi. Siamo stati creatori o distruttori? Siamo stati prede o predatori? Abbiamo invaso o siamo stati invasi? Abbiamo esercitato le nostre possibilità verso il bene o meno?

La maggior parte delle volte la risposta a queste domande non è unilaterale, ovvero non siamo stati solo vittime o solo carnefici, è piuttosto un intreccio ballerino di condizioni in cui abbiamo ricoperto entrambi i ruoli a seconda delle circostanze. Nella lotta è infatti molto facile commettere errori se non teniamo ben acuto l’equilibrio ed il contenimento.
Questi due valori sono essenziali ma anche molto facili da perdere di vista hanno come parametro il cuore. Ecco perché dobbiamo imparare a scendere dentro di noi per capire che spesso ciò che dobbiamo vincere non sono fattori esterni ma piuttosto le nostre stesse attitudini mentali e comportamentali. La strada verso la vittoria allora diventerà un percorso intimo e personale che però si sposa perfettamente con il contesto esterno a noi e con le vicende che accadono nelle nostre vite. Non sarà solo un viaggio interiore ma nemmeno solo esteriore, sarà infatti una scoperta di come noi reagiamo ad impulsi e circostanze.
Quindi il cuore diventerà il generatore di energia per cambiare quegli atteggiamenti e la mente sarà lo strumento che condurrà quell’energia, una sorta di navigatore che dirigerà la nostra marcia.
Vincere sarà la scoperta che la vittoria esiste già ma che noi dobbiamo prenderla su di noi, dobbiamo diventare vittoria per raggiungere la vittoria.
Dobbiamo scendere in profondità nel nostro cuore per scoprire quanto alti siano i muri che noi stessi abbiamo costruito e quanto rigide e sporche siano le pareti che noi stessi abbiamo innalzato. Sembreranno altissimi, inarrivabili, non riusciremo nemmeno ad intravedere la loro cima. Allora inizieremo a scardinare mattone dopo mattone, i muri cadranno, alcuni tutt’a un tratto, altri ci impiegheranno più tempo. Inizieremo a vedere luce filtrare tra la polvere alzata dallo sgretolamento di quelle pareti ed intravedremo apertura e libertà.

Gli occhi inizieranno a contemplare uno spazio che prima sapevamo esserci ma non riuscivamo a vedere a causa dei nostri stessi blocchi.
Quello spazio sarà il terreno fertile per far sbocciare il dolce frutto della vittoria.




sabato 5 gennaio 2019

Rastafari meditation on the birth in the history of Israel




Israel is the firstborn of God.

He was born when he came out of the land of Egypt where he suffered because of chains and spiritual loneliness.
There he was a slave.
He lost his hope dreaming of freedom, he fought every instant to defend his identity and only through his freedom he achieved his birth.
Running away in fact he became the protagonist of God’s plan.
After the escape, the desert was his childhood, the 'child' Israel was educated with the Law.
It is not by chance in fact that in the Jewish tradition Mount Sinai is called 'my mother's house' because just like a mother the Law has provided for this unique child especially in the first part of his life.
Like a child in the presence of his father, Israel makes mistakes but also good things.
Israel is praised but also punished, he is encouraged and hearten, he is in good health but sometimes he gets sick. The Lord as a good father also supports him with physical food. Through the accuracy of the Law and the example of the Patriarchs, he guides him gradually.

The Lord then chooses David who will give birth to the kingdom of God on Earth.
This is a new birth, a father-son election where David is led towards something he does not know.
Just like young children who have to rely on their parents because they have no other way of measuring the world and life itself.
In fact, David is chosen as a very young man.
He is educated with promises just as we do with children; he is also severely punished for his wrong actions just as we would do with our beloved child.

From David comes Solomon who generates Menelik I and from him the lineage of the true Israel will begin.
If we look carefully at Menelik, we can see a son who is far from his father for many years.
Until the adult age he remains with his mother and dreams and yearns to know his father.
He is fascinated and intrigued because he is aware of the greatness of his own father.
Menelik represents the man aware of the greatness of the Father Creator but still too far from Him, he aspires to Him and is thirsty for His greatness but cannot reach him yet.
It is no by coincidence that only when Menelik I will be finally reunited with his father Solomon then will officially begin the new Alliance with the true Israel-Ethiopia caused by the moving of the Ark towards the South.
Just like the human being who re-connect with the Almighty begins a new life, a new era, a new election.

When Mankind is ready, God establishes a new birth, no longer through human succession but this time is God generating God.

The Creator generates Christ in the fullness of the divine plan, divine power concentrated in a human person. Divine will and plan are openly manifested through this birth.
Christ is born as the element of perfect balance in Creation. He is born among his own people, among humans but yet close to animals.
This happened because He reigns over close and distant men, but also on the animal kingdom.
He is the hinge between Heaven and Earth. Christ came to share His unique state.
We the human beings are a bit like Him ... we all are children just like He is a son, like a big brother He shows us the way to our common Father.
Christ spiritually generates disciples-children who subsequently enlighten and awaken people by sharing their Divine filiation and recognize themselves as new men born from the Word and the Spirit.

Here is a new birth.

In fact, as every being needs a seed to be born, here is the Word as the new seed that generates the new man.
Together with the Word there is the Spirit that strengthens it and makes it perceptible, creating a new and regenerated Mankind that can now claim the right to eternal and divine inheritance.
This new generation is born from an incorruptible and timeless seed and can finally take part to the New Creation.

After two thousand years, the Son of Man returns to earth to fulfil the vital promises: he comes to establish the moral and physical Kingdom for which he has previously prepared His sons-brothers.
In the new birth of His Imperial Majesty Qadamawi Haile Selassie, we contemplate the last and definitive salvific birth that leads us to Eternity with a new role: Mankind in fact now is collaborator of God, rules with Him.
Israel, the ancient child, was once generated, then educated and now has an occupation just as all adults have. Since the Revelation of His Imperial Majesty Halie Selassie The First, Mankind works with God for the final edification of His Kingdom.

In the new Covenant with the new spiritual Israel, namely Ethiopia and the Rastafari Movement, the Creator sits at the same table of government. This last birth has therefore generated the last mission for the definitive happiness and wellbeing of the human race.
With the Coronation of His Imperial Majesty Haile Selassie The First in 1930 the final birth occurred and we know that according to Christian tradition, every birth has to have a baptism.
In that occasion the new people were baptized and anointed with the new name. In fact at the same time His Majesty Ras Tafari Makonnen took on His divine and baptismal name Qadamawi Haile Selassie, Ian’ I became “the Rastafari” taking on the human name of our Father.

Ian’I Rastafari are the living testimony of a mystical, spiritual and intellectual birth, day after day we remain devoted to celebrate life.
Ian’I are born again through Word Sound and Power to be a new life every day regenerated by the Power of the Holy Trinity.
Birth is the daily experience that we live in every moment, every day the covenant regenerates us and the Spirit marks our life moments. We are warriors, protectors of life, confident and sure of the victory of good over evil.
We are like recipients of birth because through our reflections and meditations we outline the parameters of the new Kingdom.

We are children and parents.
Living this Rastafari Way of Life we manifest and keep alive the Livity. In a sense it is like we keep generating the Livity every day through our own experience.
At the same time, we are nourished and we learn from the Rastafari Livity, we are servants yet custodians of a conduct of life that has the power to redeem and save our very soul.
This Rastafari life path becomes our own existence and the regulation of our lives.
We live constantly in a state of birth, whose joy now no longer ends. We live in an eternal beginning that flows undisturbed along the lines of time. We are children and parents at the same time.

With our very life experience Ian’I generate awareness of the blessings that this life brings and manifest the righteousness that helps to live better. Every word pronounced in spirit and overstanding is a new birth for Ian’I and for the listeners too.
When Ian’ I Rastafari speak and a new brother or sister sights the faith because of our humble but instrumental words, then we contributed to birth.
In fact, through our work and commitment in that moment the Almighty make possible for the seed that is planted in every human being to sprout and become a wonderful flower.
Ian’I can be simple vessels, humble intermediaries always ready to recognize the birth in every moment. Ready to see the new heartical way and the new life that reign over evil and death.

We spiritually rejoice as parents who every day see their son being born, in observing the triumph of the Kingdom of God, Ian’I hearts are filled and manifest flowing joy.
Birth is the maximum fullness of novelty, and novelty is one of the characteristics of God: to be always new, always regenerated, always present but never old.
Ian’I walks in novelty and manifests it in all respects.
Our Father in fact bears a new name, Ian’I prays and speaks a new way, Ian’I read history with a new interpretation, Ian’I relates to the world with a new awareness and have a renovated world view, Ian’I also eat in a new way, Ian’I have a new physical appearance too.
Ian’I live in the fullness of an original novelty ... ancient but at the same time always new.

This novelty was revealed to a new people called to bring back Mankind attention to the original people of Creation.

Ian’I are witnesses, interpreters, narrators of the divine joy on Earth, of the constant vital birth that permeates this planet, of the perennial Christmas in which our souls and our bodies live.

Selah



lunedì 31 dicembre 2018

2019 un nuovo inizio



 Le giornate sono fredde ed umide, il cielo grigio non provoca esattamente delle sensazioni di energia ed entusiasmo.

Quando ci troviamo fuori, spesso non vediamo l’ora di far ritorno a casa per gustare quell’ impatto con il calore del nostro rifugio che avvertiamo appena apriamo la porta e varchiamo l’uscio. È una sensazione di profondo ristoro che porta con sé un grande senso di gratitudine.
Di colpo ci sentiamo più distesi, sicuri e fiduciosi. Siamo entrati così tante volte da quella porta e abbiamo appoggiato così tante volte le chiavi forse nel porta oggetti, ma quando fuori è freddo e le nostre mani irrigidite dalle temperature invernali, entrare in casa ci sembra come aver raggiunto finalmente il traguardo che attendevamo. Sebbene non ci fosse nessuna bestia feroce fuori ad inseguirci, il rientrare al calore dei nostri luoghi familiari risuona nella mente come essere finalmente salvi da qualche inesistente insidia.
Ecco che in un momento riacquistiamo quella forza e fiducia che si erano forse momentaneamente allontanate a causa del freddo che indurisce le nostre menti e tende i nostri nervi.

Rientrare a casa è un nuovo inizio, guardiamo la dispensa pensando a cosa gusteremo per cena, lanciamo un’occhiata alla pianta sul davanzale e scorgiamo una nuova foglia che sta si sta aprendo, il nostro cane viene a salutarci da fuori accogliendoci con grandi feste che scaldano il cuore e ci rimettono in pista dopo la lunga giornata, un click su play e la casa si riempie in un instante di musica e tutto sembra rincominciare.

Siamo sempre noi, ma in un nuovo ciclo.

Oggi il calendario occidentale marca la fine del 2018 e l’inizio di un nuovo anno.
Tra chi si prepara a celebrare in famiglia o chi organizza petardi e fuochi d’artificio per “allietare” la notte e far rimbombare il vicinato, c’è anche chi si appresta a trovare la gif migliore da inviare a 200 contatti Whatsapp senza nemmeno dover scambiare una parola… chiaramente c’è un’attesa nell’ aria ed un senso di cambiamento.

Ma come possiamo vivere al meglio questo inizio di nuovo anno? Cosa possiamo augurarci e cosa possiamo aspettarci dal 2019?
Questo non vuole in realtà essere uno di quei messaggi di auguri e buoni propositi in cui si elencano innumerevoli e lontane qualità da raggiungere nel nuovo anno con il forte rischio di risultare infine un po' astratti, non elencheremo obiettivi nebbiosi all’ orizzonte e certamente non sarà un’ ingenua ricetta per essere più bravi nell’ anno nuovo.
Siamo invece davanti ad una condivisione, un’apertura e una lettura di quello che può essere un “nuovo capitolo” per molti di noi.

Personalmente sono più incline ad avvertire l’inizio di un nuovo ciclo quando l’estate volge al termine e settembre porta con sé il capodanno Etiopico. Sento più vicino quello come l’inizio dell’anno nuovo, e non soltanto per la fede Rastafari.
Sin da quando ero bambino infatti avvertivo quello come l’apertura di un nuovo capitolo e ho sempre considerato settembre come, in un certo senso, il primo mese dell’anno…. Dopo il caldo estivo e la conclusione di un ciclo, se ne apre un altro carico di nuove sfide, piaceri, doveri, esperienze e obiettivi da cercare di raggiungere.
Detto ciò resta il fatto che viviamo in un contesto che azzera il calendario alla mezzanotte del 31 dicembre, di conseguenza vale la pena pensarci su e utilizzare questa ricorrenza come un’occasione di riflessione e consapevolezza… di certo non può guastare.
Cambia il calendario sulla parete, la vecchia agenda finisce nel cassetto e se ne inizia una nuova, ma noi siamo sempre gli stessi.

Una contraddizione? Una formalità?
Forse no.

L’essere umano ha bisogno di cicli. La stessa natura e la nostra vita si articolano in cicli, sono dei sistemi che ci permettono di tenere le cose, per così dire, sotto controllo. Possiamo guardare ai cicli come a dei grandi contenitori che ci aiutano a fare ordine. Sono delle strutture in cui, volenti o nolenti, noi stessi viviamo.
Ogni ciclo è un ottimo strumento di crescita e può essere usato come supporto per la nostra organizzazione mentale e spirituale.
Quello che purtroppo spesso non gioca a nostro favore è la sensazione dell’essere vittime o in un certo modo oggetti di questi cicli. Molti infatti non guardano di buon occhio a compleanni o capodanni perché li vedono come un perpetrarsi di inizi che in realtà non fanno cominciare nulla di nuovo ma che continuano a costringerci nei nostri vecchi pattern e modelli. Problemi che non si risolvono, obblighi da portare avanti, insoddisfazioni che non scompaiono, pigrizia e stanchezza che aumentano.

Il messaggio invece è uno e molto diretto.
Non dobbiamo sottostare ai cicli ma invece stare al di sopra di essi. Non siamo vittime del calendario bensì dovremmo imparare a vederci come collaboratori di esso.
Dobbiamo proporci di imparare a vedere il tempo che passa come un susseguirsi di occasioni per mettere in pratica ciò che realmente vogliamo fare e chi realmente vogliamo diventare in questa vita. Il calendario è un supporto per la realizzazione personale, e non parlo ovviamente solo di realizzazione professionale o accademica… ma più profondamente di realizzazione umana.

La Livity Rastafari ci insegna che tutto in questa Creazione ha un proposito ed una motivazione, ogni istante è un’occasione di compimento, crescita, avvicinamento alla persona che stiamo cercando di diventare. Siamo infatti devoti alla trasformazione, vogliamo vedere compiuti quegli sforzi che mettiamo in atto ogni giorno.
Non dobbiamo certo idealizzarci o crederci chissà chi, ma è importante che ci poniamo degli obiettivi spirituali e materiali con l’obiettivo di vivere meglio.

È inutile riempirsi di belle frasi altisonanti su come vorremmo che fosse questo 2019 se poi tralasciamo la base e l’essenza di ogni cambiamento ovvero vivere bene.
Spesso infatti grandi ambizioni portano con loro grandi aspettative che rischiano di creare ansie e blocchi. Non sto dicendo che non dovremmo puntare in alto e innalzare i nostri standard, certo che sì! Ma ciò che realmente conta è creare quell’ energia di base che è poi il motore di ogni cambiamento, ovvero aspirare a vivere meglio.

È così semplice che potrebbe risultare quasi scontato, così come ogni alba e tramonto potrebbero essere scontati ma in realtà decorano la vita di noi esseri umani ogni giorno.
Il messaggio è ritornare alla base, semplificare, in un certo senso riportare le cose a casa.
La nostra casa interiore che, quando riempita della giusta motivazione, è in grado di farci avvertire ogni luogo di questa terra come la nostra vera casa esteriore.
Proponiamoci di imparare a fare una passeggiata, oltre che a compiere i nostri obiettivi professionali o a completare gli esami per poi correre verso la tesi. Impariamo a restare seduti dinanzi ad un paesaggio per più di cinque minuti senza correre alle notifiche dello smart phone, impegniamoci a gustare un nuovo piatto che impareremo a cucinare… impareremo mai a fermarci?

Saremo mai in grado di rinunciare a ciò che è superfluo e non necessario per il nostro benessere? Forse non del tutto, ma non è questo il punto.

Il vero obiettivo è modellare il piccolo ed il semplice.
Imparare ad essere scultori di un istante, per poi poter modellare la vita intera.
Le mie parole non sono un’ode alla rinuncia agli affari mondani, anche se è ovviamente salutare riuscire a trovare un equilibrio tra l’essere impegnati e il prendersi del tempo per sé stessi. È certamente importante porsi degli obiettivi ambiziosi, spesso la vita ci porta a segnare sul calendario delle scadenze per cui non ci sentiamo pronti o che non avremmo mai immaginato di dover portare a termine. È tutto molto bello.
Questo però deve essere bilanciato con la coltivazione di quell’ energia di base che è la ricerca del benessere nel semplice e piccolo momento. Questo è il fondamento della vera rivoluzione, interiore ed esteriore.
Non siamo cattivi ed ipocriti con noi stessi, non diciamoci che ci sforzeremo di essere bravi verso i nostri colleghi che troviamo antipatici quando in realtà ancora non abbiamo imparato come amare noi stessi. Finché non ameremo noi stessi non saremo in grado di amare bene nessuno.

Semplifichiamo quindi, forse è il caso di riaggiustare i nostri standard e obiettivi. Ricerchiamo quel vivere più semplice e connesso che in effetti è ciò che ci dona piacere e benessere.
Impariamo da quella piacevole sensazione che avvertiamo quando entriamo nella casa calda, da quell’ energia che dà senso a tutto il resto, quel senso di appartenenza che riscopriamo nella semplicità e nella familiarità.

Rastafari è la via dell’amore perché è la strada della celebrazione costante.

Attimo dopo attimo si costruisce l’eternità.

Minuto dopo minuto avanziamo verso Zion.




venerdì 2 novembre 2018

Interpretazione dell'Incoronazione di Haile Selassie Primo




Eccoci in quel periodo dell'anno in cui il caldo comincia a lasciare spazio al freddo invernale che viene annunciato dal mutamento del paesaggio e dall'accorciarsi delle giornate.
E' quel periodo in cui ci si incomincia ad abituare ad una nuova stagione, ad un nuovo ciclo che sta prendendo piede.

E' così strano e meraviglioso come, nei giorni prima del 2 Novembre, il cuore resta in attesa, lo spirito languisce e brama come recita il salmo.. E proprio come un salmo vivente ci sentiamo approcciando questo giorno, le giornate profumano di gloria e l'attenzione e' rivolta a questo evento e alla sua risonanza eterna ed universale..allo stesso tempo così vicina ed istantanea. L'incoronazione.. Il compimento..l'azione che sigilla millenni di attesa e inaugura la rivelazione  della salvezza in terra.
Il Re dei re 88 anni fa veniva incoronato e proclamato sovrano dalla Creazione stessa per vivificarla e rendere giustizia all' attesa che il cosmo intero viveva.

Nella chiesa del Patrono San Giorgio, che sconfisse il dragone così come il King sconfiggerà il male in terra e ne calpesterà le vesti disoneste, le profezie venivano esaudite per il benessere e la redenzione del genere umano. Proprio lì, dinanzi al popolo del vero Israele che innalzava palme e cantava liturgie, i misteri venivano svelati sotto la luce del caldo sole etiopico, i salmi acquistavano significato e la Creazione veramente sedeva come sgabello dei Suoi piedi. Era proprio quel giorno, per cui i patriarchi hanno pregato in visione e gli apostoli hanno sperato morsi dall'attesa di rivedere il Maestro tornare in gloria..l'evento per cui l'Africa ha risuonato intera e il mondo ha dovuto inchinarsi, le nuvole aprirsi per poi richiudersi, i cuori anelare per poi dissetarsi.

C'era attesa. Il mondo cambiava. Troppo moderno per essere governato allo stesso modo del passato e ancora troppo antico per il nuovo futuro di equilibrio..come in bilico su un vertice pericoloso, il destino dell'umanità oscillava insicuro, bisognoso di guida e stabilità.. I figli di Adamo ormai cresciuti brancolavano nell'incertezza del progresso e dell'evoluzione da conciliare con la conoscenza antica e lo spirito da tramandare alle generazioni.
C'era bisogno di luce, di chiarezza e di giustizia, perché l'antico ormai stava volgendo verso il moderno e le pagine di storia necessitavano di redenzione..proprio come le popolazioni afflitte ed incerte dinanzi ad un mondo che poteva o soffrire la condanna finale o trovare la sua salvezza.
Solo nei momenti più cruciali e spesso limpidamente  vulnerabili possiamo dare la spinta definitiva alle cose, soltanto allora, quando le circostanze sono ormai spiegate come carte in tavola, possiamo esercitare un cambiamento.

E' questo il mondo che assiste all'incoronazione.

Il pianeta stava cercando di riprendersi dal primo sconvolgente conflitto mondiale e la popolazione risultava così piccola di fronte al futuro incerto che obbligava tutti a crescere per apparire grandi e forti dinanzi agli altri, una corsa a chi poteva sfoggiare l'ombra più grande..pur avendo un corpo minuto.
Il Re dei re giunge come il sovrano che l'umanità aveva sempre atteso e mai ancora incontrato, Colui che e' persona regale per eccellenza, imperatore del regno più antico, l'unico in terra a rappresentare una dinastia figlia dell'elezione divina, il sovrano investito del potere senza tempo dinanzi al quale tutti si sentivano giovinetti e soprattutto colpevoli di aver snaturato il sacro impegno del governo in nome della cruda tattica politica.
Una cerimonia antica come nel passato biblico dei re del vecchio Israele, per celebrare il sovrano che avrebbe portato il nuovo Israele in un biblico futuro.
Colui che grazie al sigillo di quella corona avrebbe aperto il sigillo numero sette della comprensione e della redenzione dell'umanità intera, preparando questa verso la crescita definitiva in cui ogni vivente può esser partecipe della Gloria nella vittoria del bene sul male.
Redenzione. Liberazione. Ricompensa.

Forse inconsapevole, osservando quell’Incoronazione, il mondo intero assisteva alla proclamazione dell’arrivo del Regno Messianico destinato a durare in eterno come esempio di rettitudine e giustizia così da eliminare  scusanti per tutti i corrotti e corruttori.
Settantadue nazioni furono chiamate come i settantadue discepoli del Vangelo ad essere testimoni del solenne avvenimento, ognuno da un luogo differente della Terra e ognuno dei quali avrebbe poi avuto contatti e relazioni con l’Etiopia nella storia.
Mai l’ incoronazione di un sovrano ebbe tale risonanza nel mondo intero, mai un avvenimento regale provocò un tale eco ed un tale impatto locale ed internazionale.. tutta la Terra rimase come sorpresa da ciò che avvenne ad Addis Abeba quella mattina del 2 novembre 1930. Come un tuono che preavvisa un forte  temporale, così quel maestoso evento preannunciava il cambiamento che avrebbe segnato il ventesimo secolo ed il futuro a venire.

L’emozione nelle strade della capitale era così forte da avvertirla risuonare in ogni persona e nella natura circostante.
Le famiglie erano in profonda eccitazione e raccontavano ai figli del grande imperatore che stava per prendere il trono.
I nazirei e gli eremiti avevano percorso chilometri nei boschi per scendere dalle montagne e venire ad essere testimoni dell’evento profetico che faceva riecheggiare nelle loro menti e nei loro cuori le promesse bibliche che così tante volte avevano letto nelle Sacre Scritture.
Tra il popolo c’era un energia palpabile quasi frenetica, incrementata dal ricordo di ciò che si diceva prima della nascita di Colui che stava per divenire l’ Imperatore, che sarebbe stato un bambino speciale, che avrebbe offerto all’Etiopia ciò che nessun altro regnante aveva mai fatto prima, che Egli avrebbe governato secondo la giustizia di Dio e non quella degli uomini. In un Paese in cui le sacre profezie delle Scritture vivono in maniera innata nella popolazione, queste voci non stimolavano soltanto la mera curiosità delle persone ma anche il loro più profondo senso di attesa di redenzione.  La città era in una condizione di attesa euforica provocata da un sentimento di gioia e fibrillazione per il cambiamento imminente, di un nuovo tempo che avrebbe tagliato i ponti con il passato e trasportato la nazione in un futuro difficile da immaginare ma così pieno di aspettative.
In un Paese in cui la difficoltà e la durezza della vita erano intrecciate con la solennità e la regalità dell’ appartenenza al destino biblico, i cuori delle persone erano preparati ad assistere alla manifestazione delle promesse davidiche.

Con la corona di diademi sul capo e con il globo nella mano, il nuovo Imperatore della dinastia di Judah sfilava insieme all’Imperatrice tra i dignitari e i regnanti ospiti che a Lui avevano giurato fedeltà e si erano inchinati.
La chiesa di San Giorgio risplendeva di una luce nuova e diversa che si diffondeva dal centro verso l’esterno, come se fossero i raggi di un nuovo sole che andava ad illuminare l’universo intero partendo dal centro di esso, l’Etiopia, il luogo da cui tutto è partito e a cui tutto stava per ritornare, il giardino dove il Creatore passeggiava all’inizio dei tempi e dove ora il Suo Messia camminava posatamente tra la gioia del popolo e l’esultanza della Creazione tutta.
La corona di spine con cui era sceso dalla croce era ora una fantastica corona di diademi preziosi come le profezie annunciavano, le ferite dell’Umanità erano ora pronte per essere guarite.
Le genti dalle isole del mare l’ avrebbero acclamato ed Egli li avrebbe raccolti, proprio come i profeti del passato avevano urlato.
L’antica tradizione cristiana etiopica aveva accompagnato i suoi fedeli fino al ritorno del Messia che avevano professato per duemila anni e la cui testimonianza avevano difeso per tutto questo tempo, rimanendo una roccia di puro cristianesimo originario resistendo ai cambiamenti del mondo circostante. Ora il tempo era pronto per un nuovo inizio, una nuova creazione ed una nuova fede: Rastafari, germoglio prelibato dell’Ortodossia Tawahedo e di duemila anni di Vangelo, esperienza di vita naturalmente mistica, redenzione per l’Africa e per il mondo intero, riscatto per coloro che avevano vissuto fino ad ora nella metà della storia che non era stata ancora raccontata.

Accettando la corona Sua Maestà incoronava anche I n I Rastafari così come tutti gli uomini di buona volontà che avevano atteso fino ad ora il loro riscatto, incoronati a regnare con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, nella gloria del Word, del Sound e del Power.
Completi come nella perfezione di un angolo, I n I è il cerchio tracciato intorno ai suoi tre vertici..l’angolo è la Santissima Trinità e InI è l’energia e la vita che si produce e si espande toccando questi tre punti, espressione del potere generante e creatore che attraverso la Livity manifestiamo ogni giorno consapevoli della regalità dell’esistenza da vivere alla luce del Re dei re.

Il nuovo canto, la nuova melodia suonata dal nuovo strumento ovvero l’anima redenta e unita al Creatore originario, il nuovo giorno che non conosce più tenebre, l’alba fresca e umida della terra di Zion, la gioia della danza davanti all’Arca, la generosità della terra che non nega più nulla ai suoi figli, le catene spezzate che permettono al corpo e allo spirito di correre liberi nel giardino universale. L’unità che i progenitori avevano perduto in cambio di un frutto di concupiscenza, la forza del piede che schiacciò il serpente così da liberare il suolo dall’ insidia del dubbio, la potenza della nube in cui Mosè accedeva vincendo il timore umano ed entrando nel coraggio divino, la fiducia dei profeti che rinunciavano alla propria persona terrena per acquistare quella celeste.
Quest’energia I n I vede e contempla a partire da quel 2 novembre di ottantotto anni fa, un fuoco divoratore che vivifica i giusti ma allo stesso tempo sradica le iniquità. Un nuovo capitolo che è stato concesso all’essere umano per potersi assicurare il suo posto al sole più alto, ovvero la luce di salvezza che emana il Trono celeste..la stessa che in modo unico illuminava la Cattedrale di San Giorgio in quel santo giorno. Nulla è per caso e niente avviene prima del tempo. Ora I n I Rastafari è testimone e custode di questa luce, e non teme più le tenebre perché da queste siamo ormai usciti e contro di queste ci siamo fortificati.
E quale gioia, quale giubilo provavano i riscattati dell’ Israele tradito e deportato in navi di malignità, obbligati ad attraversare oceani di ingiustizia che li avrebbero separati dalle loro radici. Ma il dolore più profondo può diventare la gioia più grande, il pianto può tramutarsi in felicità quando non si ha più nulla da perdere e, ormai svuotati, ci si aspetta soltanto di essere nuovamente riempiti.

Ed ecco che una nuova voce di riscatto giungeva agli esiliati, una notizia che poteva forse offrire risposta alle difficili domande che lo spirito si poneva osservando quelle distese d’acqua che li dividevano dalla terra materna. Era forse questa l’opportunità che era stata promessa? Era forse questa la risposta ai canti di redenzione che avevano intonato osservando quelle catene ai piedi? Era forse giunto il Re che poteva rendere gli schiavi nuovamente sovrani?
La durezza dei ghetti coloniali era un moderno dipinto dell’antico Egitto faraonico, a quel tempo Israele in schiavitù era assoggettato e costretto a costruire piramidi ovvero tombe di morte..allo stesso modo in questo contemporaneo esilio caraibico la popolazione era costretta a supportare un sistema che era la tomba dei diritti umani e dei principi morali.
Allora vi fu un Mosè liberatore, che in sé custodiva il seme di Giacobbe pur essendo cresciuto nella famiglia del faraone. In questo tempo invece vi furono molti Mosè che allo stesso modo erano cresciuti sotto l’ombra di un Inghilterra faraonica ma comunque portavano in loro la discendenza africana. Ecco che anche questi allora, come il patriarca fece, colpirono a morte l’egiziano e lo seppellirono nella sabbia quando rinnegarono in maniera definitiva l’appartenenza ad un sistema corrotto e schiavista che voleva brutalizzarli.. per compiere le Scritture questi seppellirono la mentalità coloniale nella sabbia delle coste dove i loro antenati erano approdati.

I liberatori presero la bandiera del tricolore Etiopico, ne fecero la loro identità e segno di salvezza, fecero voto di voler essere trasformati e non solo la loro anima fu rinnovata ma anche nell’aspetto furono cambiati. Scesero allora nelle strade portando la dottrina della Potenza della Trinità che era ora viva e presente in Terra per compiere il Regno dei mille anni. Lo scandalo e la follia presero le menti delle genti e la persecuzione iniziò contro coloro dinanzi ai quali pochi potevano essere trovati giusti. Era l’Egitto, era Israele, era l’Antico Testamento e allo stesso tempo il Nuovo… era la Rivelazione nei giorni moderni che dava senso a tutti i segni del tempo.
Alla luce di questa chiamata in moltissimi risposero, rinnegando i loro averi nel mondo (uomo vecchio) e acquistando gli averi del Cielo (uomo nuovo), decidendo di vivere in comunione con il Re che mostrava la salvezza attraverso l’esempio delle azioni. Attraverso le azioni infatti babilonia aveva portato le persone all’inferno e attraverso le azioni il Re dei re ora le riscattava trasformando gli inferi in paradiso. Erano stati deportati in una briciola di terra in mezzo al mare per far sì che le loro voci non potessero essere  udite, ma quella stessa isola divenne uno strumento da cui la voce di redenzione partì per risvegliare il mondo intero. Era stata insegnata loro una nuova lingua per far sì che perdessero le loro radici, ebbene il loro linguaggio percorse le ali del vento mostrando radici comuni all’umanità intera.

Questo canto di redenzione universale partì da coloro che distribuivano negli angoli dei ghetti immagini dell’ incoronazione del Negusa Nagast, invitando le persone a prestare obbedienza e onore a Lui piuttosto che al sovrano inglese.
Ora I n I Rastafari si appresta a celebrare questo santo giorno che è il coronamento delle nostre attese, è l’evento che ha la capacità di liberare l’umanità intera e non soltanto le vittime della diaspora, è l’avvenimento che ci porta libertà e ci offre centratura nella pratica della Livity.
Nella maestosa gloria del Re dei re, ci viene concessa di trovare la nostra umile e semplice gloria di esseri umani, questa è la possibilità di vivere la vita nella pienezza dell’umanità con la consapevolezza della divinità che vive dentro I n I.

Nella corona troviamo la nostra elezione e la nostra umana, semplice e terrena regalità.
La gloria dell’essere umano è la coscienza di essere al centro degli elementi e poter fare esperienza di quello ‘spiritual network’ che definiamo spiritualità. Una volta in grado di percepire questo spiritual network starà a noi praticare ed esercitarci al fine di rimanervi e dimorare in esso. Perché esso stesso è la nostra condizione di ‘regalità’ tramite la quale possiamo essere partecipi del Regno dei Cieli che il Creatore ha disposto qui ed ora per noi. “ Voi sete dei, infatti, siete tutti figli dell’Altissimo” (Sal 82)  recitano le Scritture..ebbene con l’incoronazione di Sua Maestà ci viene estesa questa condizione nella quale possiamo rimanere e vivere per sempre, così come Egli resta, vive e regna per sempre nella Terra di Zion.  Non dicono forse le profezie che Egli avrebbe regnato ‘con i suoi’ per mille anni?
Come per Sua Maestà, questa Gloria porta con sé responsabilità e disciplina, Egli stesso pronuncia un giuramento di fedeltà ed impegno, allo stesso modo I n I deve essere sottomesso alle leggi del Cielo e seguire una condotta che possa far brillare il nome che portiamo. Attraverso lo zelo, l’impegno e la fede, potremo custodire questa gloria che ci concede il Creatore non per esaltarci ma nemmeno per negarci alle nostre persone, ai parametri che Egli ha disposto per I n I e alle gioie che ci ha riservato.
Ecco, essere partecipi della gloria significa avere la possibilità di accedere ad una vita spirituale che ci porti a regnare, cioè prenderci cura del nostro destino aprendo le porte alla grazia divina, essa può portare tanta pace e serenità nelle nostre storie di vita. Così facendo I n I diventa continuazione di Sua Maestà, nel corpo e nello spirito I n I Egli rappresenta e manifesta attraverso le nostre condotte. Il nostro Dio infatti si è rivelato al mondo attraverso le opere ed è attraverso queste che I n I costruirà la salvezza e ricercherà la redenzione.
Attraverso la pratica dell’esperienza vitale, attimo dopo attimo, dobbiamo costruire il Regno dei Cieli al quale siamo stati chiamati, senza dare nulla per scontato ma entrando, attraverso la visione profonda, in comunione con il nostro creato, con il resto degli abitanti di questo pianeta, con le realtà visibili e con tutte quelle invisibili che ci circondano.
Ricordiamo infatti che Sua Maestà, prendendo il nome nuovo al momento dell’Incoronazione, concede ad I n I di poter tenere il Suo ‘vecchio’ Nome cioè Ras Tafari benedicendoci per essere la Sua continuazione vivente. Infatti il Suo ‘vecchio nome’ per I n I diventa un nuovo nome a significare che ogni cosa può essere rinnovata nella dimensione divina e spirituale.

Per compiere al meglio questa sacra missione dobbiamo anche gioire. La gloria infatti porta con sé elementi di felicità, gioia, soddisfazione, pienezza, energia ed entusiasmo. Ebbene questo ci dice che se la nostra gloria è nella semplice e piccola vita di I n I , allora dobbiamo gioire in essa, goderci la nostra esistenza coltivandone ogni aspetto come Sua Maestà ha fatto con ogni centimetro del Suo regno. Godendo dell’essere vivi potremo manifestare in ogni momento il Regno dei Cieli e non avremo bisogno di molte parole perché le nostre persone saranno intonate ed accordate con il Creato e lo ‘Spiritual Network’.

I n I osserva e medita riguardo ai fatti di quel 2 novembre 1930 e vede che la luce che si irradia nella Cattedrale significa che ci viene donata una vita nuova, in cui il nostro corpo è quella cattedrale e il trono luminoso e  centrale è la nostra comunione con il Creatore, questa luce se coltivata può diventare una vera e propria indicatrice di direzione da seguire che può condurci e guidarci nei giorni. Essa parte dal centro ed irradia tutto proprio perché in Rastafari ogni comprensione ed ogni energia deve partire dall’elemento divino che dimora in noi, questo è il nostro centro, il luogo prima di nozioni, parole, conoscenza, paura, insicurezza.. dove la nostra consapevolezza dimora in unione con lo spirito divino. Questo è l’I. L’io eterno, il grande I dentro I, l’Innerman che dimora in I, Haile I !!!
Nella consapevolezza della Livity e con tanta dedizione, questo centro sarà il modello su cui plasmeremo il resto del mondo e non saremo noi ad essere modellati da ciò che ci circonda. Non è forse scritto “alla Tua luce vediamo la luce” (Sal 35) ?

I n I Rastafari osserva e medita sull’ acclamazione del popolo in festa  e in questa vede la gioia di assistere e celebrare in maniera condivisa la vita che si manifesta ogni giorno perché  I n I Rastafari vive quotidianamente dinanzi ai miracoli e questi sono davanti agli occhi di tutti..non sono un segreto a noi soltanto rivelato. I n I Rastafari è manifestazione, proclamazione dinanzi alle persone che con noi condividono la vita su questo pianeta. I n I non arriva in Rastafari per nascondersi ma per uscire sotto la luce che può illuminare anche altri. Attraverso la nostra testimonianza ed il nostro esempio I n I ha la capacità di ispirare gli altri, così come il King ispirò le nazioni ad elevarsi ad un livello superiore dove la parola cambiamento era sinonimo di salvezza.
Ecco perché l’Incoronazione è avvenuta in presenza di persone locali così come di dignitari dall’estero, perché questo è il tempo in cui le benedizioni e la strada verso il Regno dei Cieli devono essere condivisi a livello universale, perché la forza della rivelazione che parte dalla nostra livity  può avere eco ed effetto sul resto dell’umanità spettatrice della nostra condotta di vita che è la corona che I n I indossa, fisicamente e spiritualmente. 

La rivelazione Rastafari, infatti, parte da un piccolo gruppo di persone e raggiunge in pochi anni i quattro angoli della terra portando ideali e valori di risveglio universale al globo intero. Proprio come la notizia dell’Incoronazione partì dagli altipiani etiopici e velocemente fece il giro del mondo. Nelle dodici nazioni che assistettero noi troviamo le genti che I n I deve educare e a cui I n I deve portare il messaggio per far sì che anche loro possano inchinarsi al Re delle loro vite, ovvero lo spirito divino che in loro dimora.

La missione di I n I infatti non è necessariamente far sì che ogni persona di questa terra arrivi a vedere His Majesty allo stesso modo di Ian’ I  ma è piuttosto mostrare un esempio attraverso il quale le persone possano riconnettersi con il loro centro e con la loro sfera naturale, spirituale e salutare. I sovrani invitati dall’estero alla cerimonia infatti non erano etiopi e di certo non lo divennero in quell’occasione ma a loro fu estesa la possibilità di inchinarsi davanti al Re dei Re e quindi prendere parte al disegno divino che porta verso la salvezza. Quale significato può avere infatti la conoscenza e la salvezza se non viene condivisa? Osserviamo in questo tempo fedi e religioni che precludono ai loro fedeli la possibilità di vita eterna, I n I Rastafari rompe queste barriere che odorano di protagonismo ed egoismo per estendere la possibilità di felicità e redenzione a tutti coloro che desiderano prendere parte alla vita, intesa come risveglio dello spirito, della mente e del corpo, tre in uno e uno in tre.

Fratelli e sorelle, prendiamo quindi parte a questo giorno santo in maniera consapevole e con lo spirito pieno di gioia, entriamo nella Cattedrale di San Giorgio con canti di giubilo, recitiamo i Salmi e le profezie nella soddisfazione del cuore, affidiamoci alla Maestà Divina perché Suo è il regno e la sovranità, Egli governa con rettitudine e ogni nostra sofferenza può essere curata nel Suo regno. Come cantavano Marley e Planno: Haile Selassie is the Chapel.. bring your trouble to Selassie ..He’s the only King of Kings..Build your mind in this direction..power of the Trinity.

Fratelli e sorelle, impariamo a non dare nulla per scontato perché tutto è santo in questa Creazione.. siamo stati invitati nella vita e nel destino a partecipare a quest’opportunità, ovvero conoscere Sua Maestà il Black Christ in His Kingly Character ,  che è la cosa più dolce che poteva avvenire alle nostre persone. Siamo stati invitati a celebrare il Re dei Re nel suo ritorno e nella Sua Gloria affinchè potessimo quindi prendere parte a questa Nuova Creazione nella Sua Gloria per trovare la nostra completezza.
Famiglia Rastafari qui presente, bredren e sistren vicini e lontani, bambini, giovani ed anziani, indossiamo la Corona e camminiamo lungo la strada che ci porta a Zion.  Indossiamo la Corona, diventiamo regnanti dei nostri destini e impegniamoci a prenderci cura di questa vita che I n I deve imparare a coltivare per farla fiorire.
Indossiamo la Corona oggi e per mille anni, quando gioiamo e quando soffriamo perché Egli è sempre presente e mai scompare.

King and Queens Ian’ I siamo stati chiamati per essere incoronati per prenderci cura di noi stessi, dei nostri prossimi, dello spazio e del tempo, per diventare amministratori di realtà visibili ed invisibili in questo sistema in cui il riflesso del Cielo fa risplendere la Terra.

Indossiamo la Corona, in umiltà e disciplina, senza esaltarci ma con la voglia di crescere e migliorare,  in fratellanza e condivisione, in empatia e misericordia, nell’amore incondizionato che si soddisfa nel dare più che nel ricevere, nella luce della felicità di vedere il nostro prossimo gioire e i nostri figli crescere sereni, indossiamo la corona per prendere parte al Regno, per accettare i compiti e le missioni che il Re ci affiderà, per essere la montagna su cui i nostri fratelli possono fare affidamento, per essere l’acqua in cui essi possono lavarsi, per essere il calore con cui questo mondo può riscaldarsi, per essere il vento che spazza via la tristezza e fa risplendere il sole, per essere la pioggia che può nutrire un seme ma anche modellare le montagne,  per essere il sale con cui questa vita può essere insaporita, per essere la parola che può rafforzare e il silenzio che può incoraggiare, le radici con cui l’albero rimane in piedi, il tronco con cui resiste alla forza delle intemperie e le foglie che risplendono sotto i raggi del sole, siamo l’alfabeto di un nuovo linguaggio creato per completare il Libro della vita,  indossiamo la Corona e camminiamo nel Giardino di Zion, perché i mille anni di Regno sono gioia e perfetta letizia.
Selah